Voivod – Recensione: Lost Machine – Live

Ai tempi della più sfrenata digitalizzazione, dei social network, di youtube e della infinita possibilità di comunicazione sono poche le esperienze che non possono essere trasformate in virtuali. Recarsi ad un concerto con gli amici, sentire l’adrenalina scorrere sotto il palco appena prima dell’inizio e l’esplosione di entusiasmo quando parte un classico che tutti i fan stanno aspettando sono tra queste. Oggi il concerto viene quindi giustamente vissuto come evento a cui partecipare per l’esperienza nel suo complesso, perché di immagini e incisioni registrate siamo letteralmente bombardati. In questa ottica la pubblicazione di un album live, per quanto tradizionalmente momento importante per la carriera di un artista, ha perso evidentemente l’appeal di un tempo. Soprattutto se, come nel caso degli amati Voivod, si decide di dare alle stampe un album in formato esclusivamente audio.

Intendiamoci, la band in suddetta dimensione è a dir poco straordinaria e ogni momento di questo disco sarà più che godibile per chiunque sia minimamente fan, ma tolta la buona registrazione e la scaletta ben calibrata mi sento di affermare che “Lost Machine – Live” è abbastanza lontano dall’essere qualcosa di avvicinabile al coinvolgimento che si prova ad un loro concerto. Pur senza grandi effetti speciali i Voivod hanno comunque un carisma unico che necessità anche del lato visivo e, ancora meglio, della presenza fisica per manifestarsi in tutta la sua efficacia.

Di certo la band sta vivendo un momento di grazia, visto che negli ultimi anni ogni cosa pare riuscire loro in modo eccezionale. Immaginiamo quindi che abbiano voluto immortalare tale sensazione in un documento ufficiale, tra l’altro registrato nella natia Quebec, davanti ad amici e famiglie. Rimane però il dubbio del perché non completare l’opera con anche il formato video, magari sfruttando effetti visivi e una regia ben studiata, tali da creare un vero e proprio film/concerto. Ecco, quello sarebbe un passo degno della grandezza della band. “Lost Machine-Live” è invece solo un gran bel disco dal vivo. Non poco, certamente, ma noi fan siamo incontentabili. É il guaio di averci abituato bene.

Etichetta: Century Media

Anno: 2020

Tracklist: 01. Post Society 02. Psychic Vacuum 03. Obsolete Beings 04. The Prow 05. Iconspiracy 06. Into My Hypercube 07. The End Of Dormancy 08. Overreaction 09. Always Moving 10. Fall 11. The Lost Machine 12. Astronomy Domine 13. Voivod

riccardo.manazza

view all posts

Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login