Intronaut – Recensione: Void

E’ indubbiamente difficile prendere influenze disparate (death metal, hardcore, fusion), infilarle in un frullatore protonico e tirare fuori qualcosa che abbia un capo e una coda.

Gli Intronaut ci provano, e già solo questo merita ammirazione e rispetto; ci riescono solo a tratti, ma trattandosi del loro esordio full-length i margini di crescita sono affascinanti.

Come da migliore tradizione post-hardcore questo ‘Void’ è tutto giocato su esplosioni di violenza alternate a sinistri rallentamenti, per una sensazione costante di schizofrenia e disturbo mentale, pur meno soffocante della media del genere grazie a numerosi passaggi melodici e ariosi.

Il tutto è nobilitato da una sezione ritmica eccezionale, che spesso si lancia in stacchi fusion che rendono ancora più brutale poi il ritorno delle parti aggressive, e che non si tira certo indietro quando si tratta di accelerare, ma anzi riesce sempre a farlo con fantasia, precisione e cattiveria chirurgica (su tutti ascoltatevi la parte conclusiva di ‘Iceblocks’, una grandinata con chicchi delle dimensioni di frigoriferi).

Questo mood jazzistico non abbandona quasi mai la ritmica, mentre le chitarre si attestano più su un pesante riffing metallico, o più spesso su obliqui duetti tipici dell’hardcore; la voce è un growl piuttosto cavernoso, che a tratti si lascia andare ad urli più isterici, e molto raramente a cantato melodico.

Insomma un bel calderone, fatto con molta voglia di osare e indubbie capacità tecniche, che però manca un po’ di amalgama per raggiungere l’eccellenza.

Voto recensore
7
Etichetta: Lifeforce/Andromeda

Anno: 2006

Tracklist: 01. A Monolithic Vulgarity
02. Gleamer
03. Fault Lines
04. Nostalgic Echo
05. Teledildonics
06. Iceblocks
07. Rise to the Midden
08. Fragments Of Character (bonus)

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