Void Of Sleep – Recensione: Metaphora

Una pur considerevole rivoluzione della line-up non ha minimamente intaccato il fascino e la bravura di uno dei vanti della nostra martoriata Italia; “Metaphora” infatti, terza release dei Void Of Sleep, va ad affiancare senza temere il confronto “Tales Between Reality And Madness” e “New World Order” pur notando un appesantimento generale del sound, vero e proprio tributo alla tradizione heavy doom metal.

Al posto di proseguire sul percorso tracciato dall’album precedente e allargare lo spettro progressive rock (pur sempre con tratti slusge) ormai insito nella loro proposta, i ravennati decidono di inspessire le chitarre ed essere più diretti nonostante alcuni passaggi più soft che si incontrano durante l’ascolto (soprattutto nella seconda parte dell’album).

Non lasciatevi ingannare dall’acustica “The Famine Years” perché “Metaphora” vi porterà quintali di metallo primordiale. Nonostante l’ex bassista e fondatore Paso avesse contribuito a definire il sound dei Void Of Sleep col suo Studio73, questo nuovo lavoro risente ancora della ricerca sonora sviluppata in passato anche se le chitarre si fanno ancor più compresse e la produzione più “pulita” grazie all’affermata coppia Bertozzi/Mularoni (Domination Studios).

Un esempio del nuovo corso è l’articolata “Iron Mouth”, che aggredisce e accarezza allo stesso tempo il tutto grazie al drumming di Allo che lega le parti rendendole organiche e donando un senso compiuto allo svolgimento compositivo… insomma un pezzo che varrebbe già da solo la vostra attenzione.

“Unfair Judgements” è forse più canonica ma è talmente tutto al posto giusto che il pezzo diventa inattaccabile; i Void Of Sleep posseggono davvero una consapevolezza dei propri mezzi che è peculiarità dei grandi del genere ed è impressionante notare come si collochino esattamente a metà tra tradizione e avanguardia heavy.

“Master Abuser” mi ha ricordato i momenti più sperimentali ma anche hard dei Porcupine Tree miscelati al nuovo modo di fare metal di Intronaut e Mastodon per un pezzo meno immediato ma sempre affascinante. In “Modern Man” Burdo dimostra di essere migliorato molto come cantante col passare degli anni; la canzone ha una vena melodica più spiccata rispetto alle altre nonostante un tappeto di chitarre e tastiere (opera di Momo dei Postvorta) quasi avantgarde e il basso di Andrea (Nero Di Marte) in primissimo piano. Stesso discorso per “Tides Of The Mourning” dove non si può non far correre la mente agli ultimi King Crimson da studio che passeggiano a braccetto con Tony Iommi.

Cosa aggiungere… dopo i Dammercide un’altra pubblicazione nostrana di livello assoluto, dove ogni tassello è incastonato al posto giusto e la sensazione post ascolto appagante e godibile.

Etichetta: Aural Music

Anno: 2020

Tracklist: 01. The Famine Years 02. Iron Mouth 03. Waves Of Discomfort 04. Unfair Judgements 05. Master Abuser 06. Modern Man 07. Tides Of Mourning
Sito Web: https://www.facebook.com/Voidofsleep/

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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