Kaipa – Recensione: Vittjar

I Kaipa non sono certo una di quelle band a cui rivolgere le proprie aspettative di novità. Nati già negli anni settanta come gruppo dal riferimento molto solido al prog rock inglese i musicisti svedesi non hanno cambiato impostazione nella loro nuova incarnazione e “Vittjar” è l’ennesimo buon esempio di rock dalle tinte variegate che si abbevera alla fonte della tradizione del genere non facendosi mancare riferimenti al folk rock, al symphonic-rock, al jazz-prog e la raffinatezza vocale dal gusto pop, nel senso più elevato del termine.

Quello che ne risulta è una quadro come sempre dai mille colori e dalle infinite sfaccettature che però non cerca mai di intraprendere una vera evoluzione sonora, ma preferisce muoversi dentro ai confini, di certo piuttosto ampli, dello stile classico. Abbiamo così melodie suadenti, a volte sostenute dalla bellissima voce di Aleena Gibson, che si alternano a passaggi strumentali che spaziano dal gusto bucolico del folk, ai paesaggi aperti della frangia maggiormente sinfonica della scuola di Canterbury (da cui Hans Lundin ha tratto non poca ispirazione), alle più sincopate tonalità del prog tout court e a certi rimandi alla musica classica, in una girandola di emozioni che ha il solo difetto di apparire un collage di cose già abbondantemente conosciute che vengono proposte comunque con gusto, abilità ed equilibrio notevoli.

Le tracce più lunghe del disco lasciano la netta sensazione di trovarsi di fronte ad una jam session solo appena più “ragionata” (“The Crowned Hillside” ci pare il migliore dei tre pezzi di durata consistente), mentre la miscela folk/classica della title track e il quasi british pop di “Treasure House” rimangono a nostro parere le song dalla presa più immediatamente riscontrabile.

Sicuramente prendersi il tempo necessario ad ascoltare con attenzione la proposta musicale e lo stile pulito e fluido di musicisti navigati e di talento come quelli coinvolti nel progetto Kaipa vale sempre la pena. Di contro nulla ci pone nelle condizioni di segnalare “Vittjar” come qualcosa di veramente speciale o imperdibile. Come sempre più spesso si tratta di un bel prodotto, confezionato ad arte per un certo tipo di ascoltatore che ne sarà pienamente soddisfatto, ma che dopo tutto non pare più avere quella spinta alla ricerca musicale o anche solo alla peculiarità stilistica che invece il progressive rock (o metal) al meglio è ancora in grado di far trasparire.

Voto recensore
7
Etichetta: Inside Out

Anno: 2012

Tracklist:

01. First Distraction
02. Lightblue and Green
03. Our Silent Ballroom Band
04. Vittjar
05. Treasure House
06. A Universe of Tinyness
07. The Crowded Hillsides
08. Second Distraction


Sito Web: http://www.kaipa.info/

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login