Virgin Steele – Recensione: Nocturnes Of Hellfire And Damnation

L’attesa per l’uscita di un nuovo album dei Virgin Steele si fa ogni volta più impaziente: non solo perché sono ormai necessari 4-5 anni affinché un nuovo disco di David De Feis e compagni veda la luce, ma soprattutto perché chi è rimasto deluso dagli ultimi due capitoli della band newyorkese continua a sperare in un ritorno ai fasti del passato. Bene, diciamo subito che chi ha trovato ostici i precedenti “Visions of Eden” e “The Black Light Bacchanalia” rimarrà di nuovo con un po’ d’amaro in bocca: la magia e il sentimento epico che in opere come “The House Of Atreus” e “The Marriage Of Heaven And Hell” si respiravano e lasciavano il segno fin dalle prime note sono ancora una volta distanti. Appurato quindi che “Nocturnes Of Hellfire And Damnation” costituisce nuovamente un platter di non immediata assimilazione, vi consigliamo di avere pazienza e di dargli una chance, dal momento che i brani crescono col passare degli ascolti e l’album si rivela spesso emozionante e coinvolgente.

Tra gli inconfondibili acuti di David De Feis, un riff introduttivo bello massiccio e un gran tiro generale, la opener “Luzifers Hammer” rappresenta una cavalcata epica, che permette al disco di partire subito in quinta. Non è affatto male nemmeno la successiva “Queen Of The Dead”, dall’andamento incalzante e dalle melodie e dal refrain intriganti. L’intermezzo “To Darkness Eternal” ci conduce quindi a un altro brano diretto e potente, l’aggressiva “Black Sun – Black Mass”, dotata pure di begli inserti sinfonici e di un riuscito assolo di chitarra. Da questo momento in poi l’album si fa meno diretto e più complesso: le lunghe “Persephone”, “Demolition Queen”, “The Plague And The Fire” e “We Disappear”, tutte con una durata superiore ai 7 minuti, alternano infatti momenti riflessivi e delicati a segmenti più cattivi e puramente heavy.

A Damned Apparition” è un nuovo intermezzo, suggestivo e cinematografico, che ci guida alla conclusione dell’album. In “Glamour” e “Delirium” emerge lo spirito più teatrale ed estemporaneo del gruppo: i due pezzi presentano infatti parti recitate e svariati cambi di tempo e d’atmosfera. “Hymns To Damnation” è poi una bella ballad nel classico stile della band, “Fallen Angels” di nuovo una lunga canzone più pacata e meditata.

E’ innegabile che “Nocturnes Of Hellfire And Damnation” non rappresenti un disco del calibro degli immortali capolavori della band; dobbiamo altresì ammettere che non è in grado di coinvolgere e stupire fin dalle prime battute. E’ però anche vero che l’album, se approfondito e ascoltato più volte e con attenzione, si rivela un’opera raffinata, varia e con alcuni brani che hanno comunque un bel tiro e un potenziale appeal in sede live. I fasti e l’ispirazione del passato rimangono sì lontani, ma i Virgin Steele sono ancora una band in salute, con idee interessanti ed emozioni da esprimere.

Voto recensore
7
Etichetta: SPV/Steamhammer

Anno: 2015

Tracklist:

01. Luzifers Hammer
02. Queen Of The Dead
03. To Darkness Eternal
04. Black Sun - Black Mass
05. Persephone
06. Devilhead
07. Demolition Queen
08. The Plague And The Fire
09. We Disappear
10. A Damned Apparition
11. Glamour
12. Delirium
13. Hymns To Damnation
14. Fallen Angels


Sito Web: http://www.virgin-steele.com

matteo.roversi

view all posts

Nerd e metallaro, mi piace la buona musica a 360 gradi e sono un giramondo per concerti (ma non solo per questi). Oltre al metal, le mie passioni sono il cinema e la letteratura fantasy e horror, i fumetti e i giochi di ruolo. Lavorerei anche nel marketing… ma questa è un’altra storia!

7 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. MARK HUGE

    1-produzione schifosa
    2-pezzi fatti col copia incolla
    3-uno o due pezzi se non sbaglio facevano parte di un disco prodotto in passato da de feis (non suoi quindi)
    4-avessero fatto un ep di 4 pezzi ci poteva stare , qualcosa di buono c’è, qui dopo vi è il nulla
    5-de feis che raglia come una cagna in calore ad ogni inizio brano e inonda di acuti inutili e impossibili per lui da riproporre live
    6-sarebbe ora che ai bolliti si diano i voti che meritano, per me 5.5 in quanto ci sono 3/4 pezzi che con una produzione a norma di legge sarebbero diventati dei piccoli ottimi episodi!!!!!
    7-il tutto ovviamente è mia opinione personale, quindi opinabilissima.

    Reply
    • Riccardo Manazza

      Non trovo che la produzione sia così schifosa. Non eccellente, ma migliore degli ultimi due dischi… la metterei nella categoria appena passabile. Brutto e finto il suono di batteria, quello si.
      I pezzi ripresi dagli Exorcist sono parecchio diversi, diciamo che è un modo per riappropiarsi di alcune composizioni e cambiarne la resa. Il modo di cantare di DeFeis è vero che a volte è quasi ridicolo, ma ha anche una tonalità unica che quando azzecca la melodia è sempre magica.
      E anche se non tutti i brani sono validi, io ne metterei qualcuno in più di tre o quattro tra quelli che mi hanno comunque risvegliato qualcosa.
      Non mi esprimo con un voto, perché in effetti è un modo di valutare la musica che non mi piace. Direi che però è un disco discreto, meglio di quello prima. Anche se lontano dal top del passato.

      Reply (in reply to MARK HUGE)
    • Alex

      facciamo chiarezza: gli Exorcist erano i Virgin Steele sotto mentite spoglie; discorso un pò diverso per gli Original Sin, c’era di mezzo la sorella di Defeis, Danae, nelle vesti di cantante.
      ma stiamo sempre parlando di musica e testi scritti da Defeis e Pursino, e non solo prodotti, basta andarsi a leggere i vari credits sugli album che hanno ospitato le riproposizioni delle canzoni….ma questo credo che lo facciano in pochi.
      quindi le varie canzoni CONJURATION OF THE WATCHER, SUCCUBUS, THE CURSE, TO THE DEVIL A DAUGHTER, BITCHES FROM HELL, QUEEN OF THE DEAD, BLACK MASS, sono in tutto e per tutto canzoni di Defeis e Pursino.
      poi decidete voi se è giusto includere in un nuovo album delle canzoni già uscite o se le bands debbano per forza far uscire ogni volta musica nuova al 100% ( leggetevi le interviste ogni tanto…tutto professano di farlo, ma alla fine non è sempre così).
      io ho comprato il cd doppio e ho trovato nel secondo cd altre canzoni imperdibili per chi ama i VS. Defeis che raglia? ha sempre cantato in questo modo, ruggendo e infarcendo di acuti da sempre, ma ora ha cambiato la tonalità per evidenti motivi anagrafici; può diventare stucchevole alla lunga, ma è così…prendere o lasciare.
      sulla maledetta produzione a cui sempre si fa riferimento, questa volta le scelte sono state azzeccate ( non come i precedenti 2 albums); unica pecca, non da poco però, è nuovamente la scelta scriteriata di una drum machine e di un basso sintetico.
      l’album secondo è formato da canzoni che giravano da qualche anno nella testa o nei cassetti di Defeis, e quindi l’album doppio non risulta omogeneo.
      rimane un album al di sotto dei vecchi capolavori della band, ma ascoltate tutti e due i cd e troverete canzoni eccellenti, che vi faranno tornare in mente le vecchie gesta dei Virgin Steele, i quali dal vivo rimangono di una potenza e spettacolarità unica; l’ego smisurato di Defeis è croce e delizia dei Virgin Steele.

      Reply (in reply to MARK HUGE)
      • Alex

        ahhh dimenticavo…Defeis e Pursino non sono mai stati accreditati negli Exorcist e negli Original Sin; per i più disattenti la canzone CALL OF THE EXORCIST la potete trovare nell’album The House of Atreus act 2 sotto altro nome.

        Reply (in reply to Alex)
  2. Rob Bot

    I Virgin Steele avevano già dato….Non c’era bisogno di riesumare i morti…Impossibile da ascoltare…Si potrebbe se non squittisse come un topo in ogni canzone…Gli urletti da bambinetta piagnucolosa rovinano quel po’ di poesia che potrebbero trasmettere i brani. Batteria della clementoni e soliti ritmi fotocopiati fanno il resto…0

    Reply
    • Epic

      Si certo, riesumare i morti? Perchè i Virgin Steele campano di rendita da 30 anni vero? Basta che una band abbassa il tiro e subito si danno per morti? Le band morte sono altre, e anche molto più famose e osannate dei Virgin Steele e che non hanno più niente da dire da 20-30 anni. Questo è un buon disco. Punto. 7 come voto è perfetto, poco per i Virgin Steele ma in questo caso va bene.

      Reply (in reply to Rob Bot)
  3. Nico D'andrea

    Premetto che non sono un fan dei Virgin Steele e sono incappato in questo lavoro quasi per caso.
    Beh…non condivido affatto le critiche sul suono e meno ancora sulle composizioni che salvo qualche pezzo sono di livello elevato. Questo è secondo me il loro disco migliore come qualità del suono e la batteria pur relegata in secondo piano ha spesso un suono sinistro ed epico (ascoltate i tamburi in “Queen Of The Dead” per esempio). Credo sia sbagliato porsi delle aspettative su quello che era il vecchio sound della band. Questo è un disco suggestivo, con una grande atmosfera…direi gotico. Il cantato da “posseduto” di De Feis è in sintonia con il “mood” del disco e pazienza se alcune parti non saranno replicabili dal vivo. Non è un disco facile e necessità di svariati ascolti per essere apprezzato. Insomma io titolo spiega tutto. Per me 8,5.

    Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login