Vermin

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Vermin

Old Man'S Child

Track Listing

01. Enslaved And Condemned
02. The Plague Of Sorrow
03. War Of Fidelity
04. In Torment’s Orbit
05. Lord Of Command (Bringer Of Hate)
06. The Flames Of Deceit
07. Black Marvels Of Death
08. Twilight Damnation
09.…As Evil Descends (outro)

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Un sontuoso arazzo di decadenza, esattamente come la copertina, è la nuova fatica di Galder, uno dei chitarristi e menti rinnovatrici (assieme al keyboards-player Mustis ed all’ex-batterista Barker) dei Dimmu Borgir. ‘Vermin’, ultima release della sua band/progetto originario, gli Old Man’s Child, oltre ad essere il risultato di un lavoro quasi in solitudine (tutti gli strumenti sono suonati dal chitarrista norvegese, tranne le tracce di batteria, realizzate da Reno Kiilerich e la presenza come ospite in alcuni frangenti dell’ascia di Testament/Dragonlord Eric Petersen) mostra un dualismo quanto mai affascinante: il riffing e gli assoli esplosivi, di stampo quasi thrash tecnico americano, e l’uso delle tastiere come sottofondo atmosferico, a volte cupo, altre volte etereo. Una sensazione sofisticatamente inquinata quella che si presenta alle orecchie con l’opener ‘Ensalved And Condemned’ e che ricorre continuamente anche in track più aggressive come ‘War Of Fidelty’ oppure ‘Lord Of Command (Bringer Of Hate)’. A risaltare è il contrasto tra un guitar-work sempre vivace, aggressivo e tecnico, una batteria fantasiosa ed inarrestabile e quel senso di tormento e decadenza dato dalle tastiere e dalla voce più straziante che violenta del growling acuto dello stesso Galder. E’ come se la militanza nei Dimmu Borgir, dopo che questi ultimi abbiamo risentito molto dell’influenza dell’axe-man scandinavo, abbia lasciato qualcosa anche dentro Galder…ma in maniera digerita e personalizzata. Non c’è, in questo ‘Vermin’, la magniloquenza orchestrale dall’impatto tipico della musica sinfonica romantica utilizzata da Mustis e dai D.B., ma una soffusa e ‘delicata’ foschia mefitica che avvolge quelle legioni di demoni apocalittici che sono i riff di chitarra di brani più ‘contemplativi’ come ‘In Torment’s Orbit’. Una lavoro, questo degli O.M.C., che sicuramente, com’era successo (anche se in modo meno accentuato) con il precedente ‘In Defiance Of Exsistence’, si allontana un po’ dalla forza esplosiva di ‘Ill Natured Spiritual Invasion’ e dei primi lavori, senza per questo stravolgerne il trademark. Un dipinto tetro e spettacolare allo stesso tempo, una battaglia combattuta di fioretto se volgiamo, un po’ più difficile da assimilare ma, di certo, di notevole valore artistico.

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