Venom – Recensione: Storm The Gates

Una cosa è certa, chiunque mastichi sonorità estreme è per forza di cose passato dalla discografia dei Venom, una band pioniera che ne ha saputo sintetizzare l’essenza, al di là dell’inesistente spessore tecnico dei primi, mitici album. L’instabilità della line-up e un song-writing andato oggettivamente in calando (insieme a tentativi di reunion più o meno sinceri) non hanno arriso alla diabolica compagine di Newcastle, che tra alti e bassi, riesce ancora oggi a vivere di rendita grazie principalmente ai pilastri del genere che ha saputo definire e al conseguente affetto della fan base.

Il precedente “From The Very Depths” sembrava aver messo ciò che resta del gruppo (oggi gestito da Cronos) sui binari giusti, con una serie di pezzi, se non eccezionali, buoni e in grado di mantenersi nel tempo. Spiace dunque constatare come il nuovo “Storm The Gates” insista ancora nel riportare in auge il sound grezzo dei tempi andati attraverso una registrazione fangosa e poco ortodossa (sentir parlare di scelta voluta, perdonateci, ci sa un po’ di presa per il culo) e canzoni che, con le dovute esclusioni, non sono sempre ficcanti, anzi propongono soluzioni ricorsive che alla lunga generano delle punte di noia, considerati anche i 53 minuti abbondanti di durata.

Per fortuna non tutto è da buttare, la band mostra ancora di saperci fare in quei brani un poco “ignoranti” e dal tocco black’n’roll, come “Notorious” e “We The Loud”, in cui la chitarra di Rage infila un paio di piacevoli assoli e la batteria di Dantè smette di picchiare senza soluzione di continuità. C’è del buono anche nell’edita “Bring Out Your Dead”, forse il brano più “Venom” del lotto, con quel tocco funereo e malato che si accompagna al meglio alla velocità del pezzo, anche nella frenetica “The Mighty Have Fallen”, ancora nella titletrack, che pur distante anni luce dai pezzi da novanta del gruppo, azzecca un refrain orecchiabile che potrà godere di approvazione in sede live.

Una sufficienza suggerita dal cuore per un album che si colloca nella media dei lavori successivi al 2000 e che ignorare non sarebbe certo una colpa. Come accennato sopra, qualche pezzo farà la sua dignitosa comparsata dal vivo per poi finire nel dimenticatoio.

Voto recensore
6
Etichetta: Spinefarm Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. Bring Out Your Dead 02. Notorious 03. I Dark Lord 04. 100 Miles To Hell 05. Dark Night (Of The Soul) 06. Beaten To A Pulp 07. Destroyer 08. The Mighty Have Fallen 09. Over My Dead Body 10. Suffering Dictates 11. We The Loud 12. Immortal 13. Storm The Gates
Sito Web: http://www.venomslegions.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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