Vendetta – Recensione: The 5th

I thrasher tedeschi Vendetta sono una delle tante band meno note degli anni ottanta che dopo essere spariti dai radar per anni sono poi tornate a farsi sentire negli ultimi anni. Come enunciato in modo esplicito con il titolo è questo infatti il quinto del disco del gruppo e segue di ben sei anni il precedente e non certo indimenticabile “Feed The Extermination”.

Il tempo passato non ha comunque intaccato le scelte stilistiche della band, che anche nell’anno di grazia 2017 continua a proporre un sound molto legato agli anni d’oro del genere, senza, se possibile, neanche cercare di aggiornare più di tanto la tipologia di produzione.

A partire dall’iniziale “Fragile” ci troviamo ad ascoltare una sequenza di tracce che pur alternando momenti più diretti e thrasy, ad altri più ragionati e connotati da una struttura più complessa (un esempio è proprio la traccia citata), riescono a far tornare la memoria a quegli anni in cui i nostri potevano vantare uno status di valido outsider tra le formazioni leader del genere.

Ovvio che oggi certe scelte possano apparire datate, ma allo stesso tempo chi è rimasto affezionato ad un format come quello qui riesumato potrà godere di canzoni che qualcosa di buono lo hanno sul serio. La diretta e scoppiettante “Religion Is A Killer” è la classica live song da puro headbanginh, mentre altri momenti tirano fuori qualche melodia ben giostrata, ad esempio la conclusiva “Nevermind” o l’inizio di “Shame On You”, dove il cantante Mario Vogel dimostra di avere delle buone doti anche su parti più pulite.

Non si grida al miracolo, ma senza dubbio da quando, una quindicina di anni fa, il bassista Klaus “Heiner” Ullrich ha deciso di riesumare i Vendetta e tornare a lavorare su nuovo materiale, questo “The 5th” è la migliore uscita discografica. Nel piccolo della storia del gruppo questo si può definire un successo.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Massacre Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. Fragile 02. Let 'er Rip 03. Deadly Sin 04. Agency of Liberty 05. The Search 06. The Prophecy 07. Shame On You 08. Religion Is a Killer 09. Nevermind

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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