Vega – Recensione: Grit Your Teeth

Una cosa è certa: i Vega sanno fare quell’hard rock all’inglese, melodico e sporco allo stesso tempo, che negli anni ottanta/novanta ha introdotto molti di noi alle sonorità più croccanti e consistenti. Se in quei rigogliosi anni avevamo – fra gli altri – Little Angels (1984), Zodiac Mindwarp (1985), Gun (1987), e Wildhearts (1989, temo che nessuno ricorderà invece le meteore Goat di “Everybody Wants To Be There” che potevi acquistare alla Tower Records con la formula soddisfatti e rimborsati, oppure gli Scat Opera di “About Time”), oggi a tenere verde quella memoria anglosassone ci sono ad esempio C.O.P. Uk (2005, ex Crimes Of Passion), i nord-irlandesi Stormzone (2004) e – per l’appunto – gli autori di “Grit Your Teeth”, sesto album dalla fondazione datata 2008. I tratti che fanno di questo lavoro un prodotto squisitamente “UK” sono anzitutto l’appeal radiofonico e la voglia di puntare in alto: il disco suona esplosivo e larger than life (“Perfection”), riffato e corale senza mai un’esitazione, ispirandosi ad un formato semplice ma che in tempi un po’ fiacchi come quelli attuali appare quasi rivoluzionario, come se gli entusiasmi di un tempo potessero rivivere grazie alla formula magica infusa dall’energico frontman Nick Workman e dai suoi cinque compagni.

Non che “Grit Your Teeth” sia un album di sola forma: la scaletta è infatti piuttosto varia e consistente, libera di spaziare tra episodi più heavy (“Man On The Mission”), scopiazzature dolci e perdonabili (il chorus di “Consequence Of Having A Heart” ricorda molto da vicino “Mad World” dei Tears For Fears) ed altri momenti dai quali emergono una buona freschezza di idee (“This One’s For You”) e la voglia di continuare a picchiare duro nonostante giù al pub ci si fosse messi d’accordo per suonare una ballad (“Battles Ain’t A War” è tanta, bellissima ed intensa, perfetta candidata a diventare il singolo che non diventerà mai un singolo). In virtù della sua eterogeneità sempre netta e coerente, “Grit Your Teeth” riesce ad intrattenere dall’inizio alla fine, grazie ad un efficace – oppure a volte semplicemente fortunato – mix di elementi nuovi e vecchi (“Done With Me” basta a se stessa con quattro semplici accordi), assoli come ormai non li fanno più e narrazioni di quelle conflittualità quotidiane nelle quali tutti possiamo più o meno riconoscerci. Il disco si appiccica piano piano con fare disinteressato e gentile, più sottile e vibrante nell’approccio di un Chris Ousey solista (“The man with the golden tonsils”) o di un Erik Mårtensson (Eclipse), perché nei Vega ci sono più nervo, più grinta condivisa, più band. E forse quella sana rabbia di chi, dopo dodici anni di attività, sente che il proprio nome non ha ancora raggiunto quella notorietà e quello status che una qualità così costantemente espressa meriterebbe.

Con questa nuova uscita i sei sudditi della Regina si confermano interpreti perfetti e moderni di un genere che ha conosciuto così tante contaminazioni da vedere progressivamente sbiaditi i suoi confini. Se melodic ed AOR rappresentano per alcuni espressioni più eleganti, e per altri forme derivative e soprattutto addomesticate dagli anni, “G.Y.T.” è l’affermazione necessaria dell’hard rock allo stato puro, quello ambizioso e sfrontato che odora ancora di garage, accattivante senza compromettersi, come tipico dell’orgoglio di chi abita un’isola. Giunti al sesto album, i Vega continuano a dimostrare una continuità ed uno spessore –anche nel corso delle molte esibizioni dal vivo che li hanno visti supportare Skid Row, Last in Line, FM, Magnum, Joe Elliott’s Down and Outz e Dan Reed Network- che probabilmente li vede ancora sottostimati in rapporto al dinamismo che riescono a riversare con apparente facilità sugli spartiti. Il loro nuovo lavoro conferma la bontà del percorso e rassicura sulla disponibilità di nuova linfa per la band, per il genere e per i fan ancora alla ricerca di quella intensità genuina, che non impegna. Ruvido ed allo stesso tempo dolce, “Grit Your Teeth” ha il potere di fare riaffiorare il senso ingenuo di novità e stupore che alcuni avranno provato in passato durante le vacanze studio in Inghilterra, camminando vicino-ma-non- troppo ai punk col furetto di Piccadilly Circus e pronunciando fieramente good morning! davanti a quelle colazioni a base di the con latte, fagioli con salsiccia ed un pomodoro tagliato a metà. Che, un po’ come questo bel disco, in mezzo a quello strano piatto faceva così tanto sole.

Etichetta: Frontiers Records

Anno: 2020

Tracklist: 01. Blind 02. (I Don’t Need) Perfection 03. Grit Your Teeth 04. Man On A Mission 05. Don’t Fool Yourself 06. Consequence Of Having A Heart 07. This One’s For You 08. Battles Ain’t A War 09. Save Me From Myself 10. How We Live 11. Done With Me
Sito Web: vegaofficial.co.uk

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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