Varathron – Recensione: Patriarchs Of Evil

“Patriarchs Of Evil” è il sesto album in studio dei Varathron, in uscita per Agonia Records esattamente nel trentesimo anno di attività della band. I veterani greci, che ruotano attorno alla figura del vocalist e principale compositore Stefan Necroabyssious sono di fatto contemporanei a molti e ben più blasonati colleghi nordeuropei e tra i primi ad aver sviluppato i caratteri melodici del black metal tipico del bacino mediterraneo.

Il precedente “Untrodden Corridors Of Hades” (2014) è stato un ottimo disco sotto molti aspetti; la band sembrava allinearsi ad un percorso evolutivo simile a quello dei connazionali Rotting Christ, con un platter emozionale, epico, ricco di idee e contaminazioni sonore. In questo senso “Patriarchs Of Evil” è purtroppo un piccolo passo indietro. Non siamo assolutamente di fronte a un brutto disco, tuttavia le composizioni sono meno fantasiose e azzardate.

In sostanza la nuova opera inanella otto mid tempos dal flavour epico tenicamente ben eseguiti, con melodie portante fiere, abbondanti innesti di tastiera e degli oscuri cori operistici a reffozzarne l’alone crepuscolare. Brani ottimi se presi singolarmente ma che in una visione d’insieme tendono a generare alcune punte di noia (soprattutto nella seconda parte del disco), complici le variazioni ritmiche pressochè assenti.

Canzoni come il singolo “Into The Absurd” e “Luciferian Mystical Awakening” lasciano ben sperare. La prima ricorre ad alcuni riff old-school thrash che ricordano molto il decennio degli anni’80 da cui il gruppo proviene, la seconda vanta invece un alone melodico diabolico, grazie al ricorso dei synth e all’utilizzo di funerei cori monastici, che danno un alone drammatico e particolarmente intenso al pezzo.

Il seguito dell’album, pur inattaccabile da un punto di vista formale, tende a proporre dei brani un poco simili tra loro nella struttura, di certo sufficientemente avvincenti ma non molto dinamici. Per ascoltare un pezzo in grado di rimanere, bisognerò attendere proprio il finale con “Ouroboros Dweller (The Dweller of Barathrum)”, dove i Varathron creano un nuovo incantesimo concatenando chitarre acustiche e tastiere, tappeti di riff pieni di pathos in cui emerge lo screaming enfatico di Stefan. In definitiva un album soltanto discreto, i fan non faticheranno ad apprezzarlo, ma le aspettative intorno all’ensemble greco erano nettamente più elevate del risultato.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Agonia Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. Tenebrous 02. Into the Absurd 03. Luciferian Mystical Awakening 04. Saturnian Sect 05. Remnants of the Dark Testament 06. Hellwitch (Witches Gathering) 07. Orgasmic Nightmare of the Arch Desecrator 08. Ouroboros Dweller (The Dweller of Barathrum)
Sito Web: http://www.varathron.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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