Macbeth – Recensione: Vanitas

I Macbeth con il presente ‘Vanitas’ arrivano al loro secondo capitolo discografico. Va subito detto che la prima grande differenza con il debutto ‘Romantic Tragedy’s Crescendo’ è rappresentata dal cambio di entrambi i cantanti, una svolta di non poco conto. Il disco infatti ruota tutto attorno alle performance dei due singer e su di esso basa quasi interamente il proprio appeal. Il metal gotico e sinfonico della band ha un’ottima scorrevolezza, ma le melodie vocali alle volte non sono all’altezza delle atmosfere create dagli strumentisti. Il problema non è tanto rappresentato dalle doti tecniche di Andreas e Morena, quanto piuttosto dalla mancanza di soluzioni vincenti a livello compositivo. In particolare pare essere poco sfruttata la voce di Morena in cui interventi dovrebbe dilatare e ampliare, mentre più spesso si allineano al resto limitandosi a sottolineare e rimarcare. L’introduttiva ’13 November’ e ‘Crepuscolaria’ che la segue non sono il miglior biglietto da visita che la band potesse mettere in apertura, ma decisamente superiori appaiono ‘Lady Lily White’ e tenebrosa e melodica ‘Fables’ (una dei brani migliori). I Macbeth sono una band che ha comunque delle grandi doti e le melodie acustiche di ‘Aloisa’ sono la riprova le frecce nell’arco della formazione sono quanto mai varie e numerose. Il gioco cantato growl/female ritorna poco dopo in ‘El Diablo y La Luna’ ma lo fa in brano piuttosto anonimo e si arriva così alla recitativa (anche se la definizione “strumentale” sarebbe più appropriata) ‘Pure Treasure’. ‘Green Orchestra’, un ottimo brano che pecca solo di un pelo di orginalità, è la sintesi perfetta di questa formazione: buon impianto compositivo, un pizzico di ripetitività, soluzioni da manuale e un cantato perfetto ma che non li riesce a caratterizzare in modo preciso (che bello sarebbe poter dire: “questi sono i Macbeth, solo loro hanno passaggi così?”). A proposito: ottime sono le parole recitate da Morena in italiano qual e là per il disco. Altra sorta di interludio recitativo è ‘Romanzo Nero’. Altalenante è lo spirito di ‘Haeresis Dea’ dove i Macbeth dimostrano una maggiore efficacia nei passaggi melodici ed ariosi di quanta non ne emerga dove sembrano impuntarsi a voler essere “maligni” ad ogni costo. ‘Hall Of The Scarlets’ chiude l’album lasciando però un po’ il discorso in sospeso, quasi si trattasse di un arrivederci… inquietanti le voci infantili che appaiono dopo quasi due minuti di silenzio. Un disco di buon livello ma che non consente ancora di considerare i Macbeth una band pienamente matura anche se pensiamo che il discorso sia solo rimandato al prossimo lavoro.

Voto recensore
7
Etichetta: Dragonheart / Audioglobe

Anno: 2003

Tracklist: 13 November / Crepuscolaria (Agony In Red Mirror) / Lady Lily White / Fables / Aloisa / El Diablo y La Luna / Pure Treasure / Green Orchestra (Sonata For Leaves And Trees) / Romanzo Nero / Hearesis Dea / Hall Of Scarlets

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