Adrian Vandenberg – Recensione: MKII

Nel suo essere un artista dai molti interessi, Adrian Vandenberg non ha certo fretta di pubblicare dischi “a macchinetta”, uno di seguito all’altro e uno troppo vicino all’altro. Il risultato è che, per avere tra le mani il secondo capitolo del progetto Vandenberg’s Moonkings, abbiamo dovuto aspettare tre anni; d’altro canto, molto meglio avere a disposizione un disco solo, ma valido, piuttosto che tanti inutili, no?

Intitolato semplicemente “MKII“, il nuovo lavoro prodotto dal chitarrista olandese si ricollega idealmente al primo capitolo del progetto e ne amplia il solco già tracciato. Rimangono alcuni elementi tipici, come ad esempio una produzione che ammorbidisce i suoni e dà loro una connotazione intima e gradevole, sia che ci troviamo di fronte a un pezzo acustico come “Walk Away” che a uno dall’andamento più sostenuto come “All Or Nothing“. Vandenberg ha affinato la propria capacità di scrittura, un aspetto del quale non ci siamo mai dovuti lamentare, ma è evidente che in “MKII” non ci sono brani con funzione di riempitivo. I riferimenti ai Whitesnake degli anni ’80 sono evidenti, ad esempio in What Doesn’t Kill You, le cui linee vocali sembrerebbero cucite su misura addosso a David Coverdale, mentre l’opener “Tightrope” ricorda in parte il classico dei Deep Purple “Stormbringer”. Restano ancora da segnalare “Angel In Black“, con le sue alternanze tra parti melodiche e ritmiche più sostenute, e “Ready For The Taking“, con il suo incipit micidiale e la sua chitarra slide, forse il pezzo in cui si avvertono maggiormente le influenze blues.

Tra riferimenti agli anni ’70, riff di chitarra mai troppo invadenti, ritornelli freschi e facili da memorizzare, il disco scorre via piacevolmente, libero, fresco e vagament selvaggio. Un po’ come l’indole musicale di Vandenberg, un artista che ha sempre saputo, nel corso della sua carriera, sfruttare le proprie idee con ampiezza di vedute e coerenza.