Van Canto – Recensione: Trust In Rust

Dopo l’ottimo “Voices Of Fire” del 2016, concept album ad ambientazione fantasy (il top per questa proposta musicale) i Van Canto tornano sulla scena con un album più canonico (per quanto possa risultare canonica la loro proposta!) e quindi sotto certi aspetti meno accattivante. Già la copertina di “Trust In Rust” (con le due lettere V e C soprapposte) ci fa intendere come i tedeschi vogliano costruire qualcosa di solido e rinoscibile/appetibile a tutti. Lo stile di cantato “a cappella”, accompagnato dalla batteria di Bastian Emig e dal basso di Ingo Sterzinger, sembra non aver ancora espresso tutto il suo potenziale e, sebbene il nuovo album non sia fenomenale quanto il predecessore, non mancano sorprese e capisaldi a cui far riferimento.

L’opener “Back In The Lead” è fin troppo prevedibile nel suo sapore metal classic mentre già “Javelin” mostra l’espressione migliore dei nostri, ossia l’idea di riproporre a modo loro un power/epic maestoso in cui i cori possenti la fanno da padroni così come le tanti voci di contorno, sia quelle acute che quelle più profonde. Altrettanto si può dire di pezzi come la varia ed efficace “Melody” (dinamica e con belle soluzioni armoniche). Meno interessate risultano brani come il simil-hard rock della title track o l’amorfa “Desert Snake” mentre pezzi più altisonanti che pongono in primo piano le tanti voci impegnate come la drammatica “Darkest Days” o l’ultramelodica “Infinity” (in cui svetta in particolare il contributo al microfono di Inga Scharf) colpiscono nel segno.

Per la tipologia musicale proposta dai nostri non posson mancare almeno un paio di cover (del resto quest’approccio è quello che li ha fatti conoscere al grande pubblico) ed in questo caso abbiamo “Ride The Sky” degli Halloween con Kai Hansen ospite alla voce (il cui ruolo è decisamente minore e quasi ininfluente) nonché “Hells Bells” degli Ac/Dc in cui il lead vocalist Hagen Hirschmann dimostra di trovarsi a suo agio in sonorità più hard rock.

Concludiamo facendo presente che la versione limitata dell’opera presenta un secondo CD che praticamente risulta essere una sorta di “Best Of” con 10 pezzi del gruppo rivisati in versione orchestrale. Il risultato è molto altalenante perché praticamente rimangono solo gli arrangiamenti classici con le voci soliste in primo piano; in alcuni casi può essere affascinante, in troppi altri casi quest’approccio da colonna sonora è poco convincente.

In conclusione i Van Canto propongono con “Trust In Rust” un lavoro forse meno ambizioso del precedente ma che comunque saprà convincere i propri fan ed incuriosire chi ancora non li conosce.

Voto recensore
7
Etichetta: Napalm Records

Anno: 2018

Tracklist: CD 1: 01. Back In The Lead 02. Javelin 03. Trust In Rust 04. Ride The Sky (feat. Kai Hansen - Helloween cover) 05. Melody 06. Neverland 07. Desert Snake 08. Darkest Days 09. Infinity 10. Hells Bells (AC/DC cover) 11. Heading Home CD 2: Best Of - Orchestral Versions (available in the digipack) 01. The Mission (Orchestral Version) 02. Rain (Orchestral Version) 03. Hero (Orchestral Version) 04. Take To The Sky (Orchestral Version) 05. Water Fire Heaven Earth (Orchestral Version) 06. My Voice (Orchestral Version) 07. If I Die In Battle (Orchestral Version) 08. The Higher Flight (Orchestral Version) 09. Unholy (Orchestral Version) 10. The Other Ones (Orchestral Version)
Sito Web: https://www.facebook.com/vancantoband/

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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