Intronaut – Recensione: Valley Of Smoke

Grande ritorno sulle scene per i californiani Intronaut, combo post-core/post-metal finora colpevolmente passato in secondo piano nella vecchia Europa, rispetto a band di simile estrazione e rilevanza, come The Ocean, Isis, Mastodon.
La speranza è che questo loro terzo album, “Valley of smoke”, si possa avvalere di una distribuzione europea almeno decente, rispetto a quella offerta al precedente “Prehistoricisms” (2008), praticamente passato inosservato, per chissà quali strategie/ignoranze commerciali.

Per chi se li fosse fatti scappare, la proposta musicale del quartetto è definibile come un metal elaborato e dalle varie ramificazioni, etichettabili come prog, sludge, post-core. Nel sound del gruppo coesistono efficacemente queste varie anime, anche se, col passare del tempo, e degli album, la parte più aggressiva e diretta, preponderante nell’esordio sulla lunga distanza “Void” (2006), si è andata stemperando, in favore di una scrittura più concentrata sull’impianto melodico, articolato con sempre maggior perizia tecnica e compositiva.
Laddove nel recente passato la band si produceva in brani piuttosto veloci, compressi e complessi, ora i ritmi sono generalmente più calmi, portando alle estreme conseguenze la virata stilistica presentata su “Prehistoricisms”, e conseguente all’avvicendamento di line-up fra i cantanti Leon del Muerte e Sacha Dunable, il primo più vicino alla scena death (Exhumed, Phobia, Impaled), il secondo di background sludge (Anubis rising).

“Valley of smoke” si presenta fin dall’opener “Elegy” come un territorio liquido e lisergico, così come evocato dallo splendido artwork, in cui l’ascoltatore fluttua fra ampie volute di fumo musicale, supportate dalle impressionanti partiture ritmiche del bassista Joe Lester (Mouth of the Architect) e di Danny Walker alla batteria, notevoli per tecnica, creatività e tocco. Il dialogo fra le due chitarre è intenso e ipnotico, memore della lezione dei Cynic e del loro approccio sincopato e jazzato alla materia metallica.
I campionamenti urbani di “Above” conducono ad un’altra traccia dall’intenso retrogusto prog, sebbene filtrato attraverso le lenti metalliche deformanti utilizzate dalla band.
La sezione centrale dell’album contiene due vere e proprie perle, che rispondono al nome di “Core relations” e “Below”, in cui le ascendenze sludge vengono incrociate con la leggerezza e l’immediatezza tipiche del rock, rinvenibili negli efficaci chorus.
La successiva strumentale “Valley of Smoke” è invece puro delirio tecnico-compositivo, tenuto a bada e incanalato dai quattro in virtù di una palese maturità compositiva. Anche le restanti canzoni, fra cui la bonus-track europea “Vernon”, sono validi esempi di questo ricco e mutevole impianto sonoro, carico di sostanza e significati che, sebbene di non facile e immediata assimilabilità, rendono l’ascolto un’esperienza memorabile.

Come detto in apertura la speranza è che “Valley of smoke” consenta agli Intronaut di raggiungere ed essere apprezzati da un ampio pubblico e di affiancare quindi una meritata affermazione mediatica al plauso della critica.

Voto recensore
8
Etichetta: Century Media

Anno: 2010

Tracklist:
1. Elegy 06:36
2. Above 06:10
3. Miasma 07:51
4. Sunderance 03:29
5. Core Relations 06:39
6. Below 04:22
7. Valley of Smoke 08:34
8. Past Tense 05:56
9. Vernon (bonus track) 04:12

Sito Web: http://www.myspace.com/intronaut

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