Valdrin – Recensione: Two Carrion Talismans

Sono americani i Valdrin, per la precisione arrivano dall’Ohio, dove nascono nel 2007 con il nome di Dawn Of Wolves. “Two Carrion Talismans” è il secondo album in studio di questa interessante band che, senza far gridare al miracolo ma con idee chiare e tutta la competenza del caso, regala un’uscita di black metal epico e melodico di buonissimo livello.

Al di là della provenienza geografica, i Valdrin suonano decisamente più europei, prendendo molto spunto dai Dissection, con i quali condividono una tecnica esecutiva superiore e presentano inoltre ritrovati atmosferici di band del filone melodico come Cradle Of Filth e Dimmu Borgir prima maniera, Emperor (sebbene non siano altrettanto ricercati) e Bal-Sagoth (ma senza tanta enfasi). Eppure ecco aleggiare quell’alone ruvido e quel feeling esoterico che ai black metallers d’oltreoceano piace così tanto (Leviathan docet).

Il gruppo segue un concept lirico di carattere fantasy/occulto narrato in prima persona dal protagonista Valdrin Asadjur, un mago/guerriero. I brani sono ispirati, a detta dei nostri, da numerosi elementi della mitologia antica, citati nella storia di Valdrin. Un simile panorama trova un’ottima rappresentazione nel mid-tempo, che si accompagna tuttavia a esecuzioni di livello superiore, dove non mancano accelerazioni o cambi di tempo, nemmeno dei soli orecchiabili tessuti da Colton Deem e da Carter Hicks (anche vocalist e tastierista).

Già nell’opener “Nex-The Barren Sculptor” notiamo come si inseriscano dei tappeti di tastiera solenni che non scadono mai nel pacchiano, perfetti per sottolineare i passaggi più epici dei pezzi. Lo notiamo in particolare nella filthiana “Sinews Of Blood And Veins” e in “Vespair In The Animus Lair”, in cui entrano percussioni tribali, una lunga parte atmosferica irrorata dalla melodia di un possente organo e una voce pulita profonda. Uno screaming secco ed aggressivo, insieme a una produzione che si mantiene un poco ruvida, sono elementi che preservano qeull’alone di mistero e il flavour crepuscolare che distingue le release che arrivano dagli Stati Uniti.

Certo la band non adotta soluzioni nuove in un senso assoluto, ma l’assoluta padronanza degli strumenti e della propria inventiva lirico/musicale, fanno dei Valdrin un’ottima alternativa agli ascolti consueti.

Voto recensore
7
Etichetta: Blood Harvest

Anno: 2018

Tracklist: 01. Junnatox 02. Nex – The Barren Sculptor 03. Sinews Of Blood And Vein 04. Funeral Tides Of Orcus 05. Tempest Torn Asunder 06. Vespair In The Animus Lair 07. Crimson Blades Ausadjur 08. Awaiting In The Spirit Genome…
Sito Web: https://www.facebook.com/valdrinausadjur

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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