Vader – Recensione: The Empire

Per una parte degli amanti del metal estremo i Vader sono una vera e propria istituzione. Tra le prime band dell’Est Europa ad imporsi anche fuori dai confini locali i nostri hanno da sempre garantito un livello di professionalità notevole, irrobustito da esibizioni live impeccabili e da una discografia pressoché priva di veri passaggi a vuoto.

The Empire” è l’ennesimo disco ben strutturato, dotato di una incisione perfetta e possente, che perpetua lo stile, a cavallo tra sound più classicamente thrash/death old school e una forma più brutale tipica del death anni novanta, che il gruppo ha messo a punto in tutte le uscite più recenti. Le abilità musicali sono, come sempre, incriticabili, così come la capacità di far rendere al meglio le composizioni; quello che invece in questa uscita non ci convince pienamente è l’aver scelto per più o meno tutto il disco un formato di canzone molto diretto e con notevoli riferimenti al più abusato thrash anni ottanta (almeno nella scelta dei riff e nelle struttura semplificata).

Una scelta che si riflette ad esempio nella durata delle singole canzoni, che restano per metà sotto i tre minuti e solo in tre casi superano i quattro, per un totale di poco più di trenta minuti. Ovviamente di per sé questo non dice nulla sulla qualità delle tracce, ma se prendiamo anche in considerazione l’intenzione ben poco progressista del lavoro in questione, ne scaturisce un quadro che non manca certo d’impatto, ma che posa le proprio basi su una banalità di fondo che ci pare eccessiva e testimonia una certa mancanza di idee.

Rimane da lodare, quella si, la precisione formale con cui i Vader portano a compimento ogni loro progetto. Le singole canzoni sono infatti ben alternate nella loro identità, con brani più diretti e brutali come “Tempest” o “Genocidious”, altri più rallentati e variegati, come “Iron Reign” o “The Army-Geddon”, ma anche canzoni decisamente speed-thrash (voce a parte, che è il maggior spunto di personalità dell’intero lavoro), come “Prayer To The God Of War”, “Parabellum” o “Angels Of Steel”.

L’immaginario mega-metal è ribadito anche dal artwork di copertina, realizzato da Joe Petagno, ed estremamente in linea con il più comune sentire del metal vecchia maniera. Anche se con poca (diciamo pure nessuna) novità le canzoni dei Vader appaiono riuscite nel loro intento di evocare scenari guerrafondai e rappresentare tutta quella serie di brutture umane che l’heavy metal da sempre descrive meglio di qualsiasi altro genere.

La qualità globale rimane quindi su livelli apprezzabili, ma tra le tante uscite targate Vader che abbiamo gradito, “The Empire” non è sicuramente tra quelle che metteremmo ai primi posti. Un lavoro che ha le sue luci, ma per una band di tale caratura ci pare fin troppo di routine.

Vader The Empire

Voto recensore
6,5
Etichetta: Nuclear Blast Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. Angels Of Steel 02. Tempest 03. Prayer To The God Of War 04. Iron Reign 05. No Gravity 06. Genocidius 07. The Army-Geddon 08. Feel My Pain 09. Parabellum 10. Send Me Back To Hell
Sito Web: http://www.vader.pl/

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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