Vader – Recensione: Solitude In Madness

Grazie ad una carriera cominciata addirittura negli anni ottanta e ad una adesione pressoché inappuntabile ai dettami del metal estremo i Vader si sono conquistati una considerazione e una fama che vanno ben oltre la loro produzione discografica. Peter Wiwczarek è saldamente alla guida di una formazione che non ha ormai più nulla da dimostrare e che nel corso degli anni ha prodotto ormai moltissimi lavori di valore e anche qualche vero e proprio grande album (“The Ultimate Incantation” e “Welcome To The Morbid Reich” i miei preferiti). Da una posizione come questa ci si può praticamente permettere ogni cosa, visto che la solidità della fanbase e il rispetto della scena garantiscono una buona risposta a prescindere… cosa puntualmente avvenuta con le uscite della band negli ultimi anni, innegabilmente pervase da una certa carenza d’ispirazione.

Un fattore che pare mitigarsi un poco in “Solitude In Madness”, visto che nella loro totale prevedibilità canzoni come “Into Oblivion”, “Sanctification Denied” e “And Satan Wept” sono tra le migliori prodotte dei Vader più recenti. Aggressive, ben strutturate e di grande impatto. All’ennesima uscita che però ripercorre le stesse orme, portando a braccetto la furia del death metal, la velocità del riffing e la compattezza ritmica del thrash old school e che in pratica si limita a picchiare duro per gli appena 29 minuti di durata dell’album, diventa complicato inventarsi qualcosa da aggiungere che un lettore un minimo informato non abbia già spontaneamente immaginato, senza nemmeno dover ascoltare l’album. La conclusione rimane sempre quella: se vi piacciono i Vader, o anche solo se amate il death/thrash metal suonato da manuale, prodotto perfettamente ed essenzialmente sempre uguale a se stesso… “Solitude In Madness” è lì ad aspettarvi. E non vi deluderà.

Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2020

Tracklist: 01. Shock And Awe 02. Into Oblivion 03. Despair 04. Incineration Of The Gods 05. Sanctification Denied 06. And Satan Wept 07. Emptiness 08. Final Declaration 09. Dancing In The Slaughterhouse 10. Stigma Of Divinity 11. Bones

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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