Vader – Recensione: Iron Times

In linea di massima i mini-album targati Vader sono sempre stati piuttosto interessanti, ma come si sa quasi ogni regola arriva prima o poi ad essere contraddetta da un’eccezione e per questo “Iron Times” è proprio il caso di dire che si tratta di un’uscita davvero inutile. Il tupa tupa tupa con cui inizia “Parabellum” non lascia intravedere nulla di buono ed in effetti la nuova canzone si dimostra poco più che uno standard death/thrash di maniera, che arriva quasi a fatica ai sui ben 2,28 minuti di durata con un paio di cambi di ritmo e un assolo lancinante nel mezzo. Dopo due ascolti la canzone finisce nel dimenticatoio. Appena più accattivante è la successiva “Prayer To The God Of War”, ancora più thrash-oriented e, tolta la voce di Peter, molto vicina ad essere un incrocio tra Slayer e vecchi Kreator. Ovviamente si tratta di un ambito a cui i Vader ci hanno abituati, ma spesso riuscendo a confezionare brani un pelo più interessanti e riusciti. In questo caos la brevità della canzone, due minuti e 47, diventa funzionale, visto che la stessa sequenza di riff non avrebbe retto un tempo più lungo. Abbiamo appena superato i cinque minuti e si può già dire che il disco si sia concluso, visto che le altre tracce sono in effetti due cover sinceramente non proprio imperdibili. Non conosciamo il brano in polacco proposto come terzo in scaletta, ma qui ne esce un semplicissimo groove sentito migliaia di volte e neanche troppo accattivante (con un ritornello del tutto inefficace tra l’altro), mentre la riproposizione di”Overkill” dei Motorhead è energica ma davvero scontata sia nella scelta che nell’esecuzione accelerata e indurita. Da saltare in attesa del nuovo disco intero.

Vader artwork

Voto recensore
S.V.
Etichetta: Nuclear Blast Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. Parabellum 02. Prayer To The God Of War 03. Piesc I Stal 04. Overkill
Sito Web: http://www.vader.pl/

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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