Gianni Della Cioppa – Recensione: Va Pensiero: 30 anni di rock e metal in italiano

C’è Bracco Di Graci, che ha vinto un sacco di premi ma lavora (o lavorava?) alla Ducati, e c’è Cliò Luciani, dal faccino angelico e dalla voce graffiante. Ci sono Clara & The Black Cars, che cantavano la libertà di azione delle donne, e le Lipstick, il gruppo più sfigato mai esibitosi al Festival di Sanremo (cercate in rete il video della loro esibizione e capirete perchè). Ci sono gruppi e solisti appena emersi dall’underground, dai nomi affascinanti come Jerkey Monkey, Turk182 e Kermes, e nomi altisonanti, come Timoria, Marlene Kuntz e Afterhours. E sì, tranquilli, ci sono anche i nomi più noti ai metallari, come Il Segno Del Comando, Vanadium, Strana Officina e Linea 77. Che cos’hanno in comune tutti questi musicisti e i molti altri, che sono stati raccolti in modo certosino dal monumento del giornalismo musicale nostrano Gianni Della Cioppa e dai suoi collaboratori? Che tutti fanno o hanno fatto del rock (inteso in senso lato, quindi metal, crossover, hard rock e simili) cantato in italiano, se non per tutto il corso della loro carriera, almeno per una parte.

Per quanto riguarda un certo tipo di musica, gli italiani sono spesso esterofili. C’è anche chi sostiene che sia impossibile fare del rock accettabile cantando nella nostra lingua madre, proprio perché il rock è nato in inglese e tale dovrebbe rimanere. Bene, questo libro dimostra esattamente il contrario. Al di là dei nomi più famosi, le cui storie sono descritte abbastanza sinteticamente in una delle appendici al libro, “Va Pensiero” è la celebrazione di un gran numero di artisti che hanno operato una scelta in un certo modo coraggiosa, che ha percorso almeno gli ultimi tre decenni e che ha raggiunto il suo apice fra la fine degli anni 80 e la prima metà degli anni 90. Chi ha vissuto la propria adolescenza in questo arco di tempo riconoscerà di sicuro molte voci di questa enciclopedia, che non vuole avere la pretesa di esser completa e che anzi si apre al confronto, alla verifica e all’aggiunta di altri eventuali nomi mancanti (ma ce ne vuole, eh, per trovare le mancanze). Il libro si divide in una prima parte, contenente i nomi più grossi, con una breve biografia, la discografia prodotta (solo quella in  italiano per chi ha avuto una carriera “mista”) e le tematiche principali dei testi, la sezione dei “minori”, intesi non tanto come valore artistico quanto come riconoscimenti più o meno ottenuti, e una serie di appendici tematiche (gruppi che cantano in dialetto, gruppi  folk, le donne che hanno fatto rock e così via). Prefazione di Omar Pedrini, che può piacere o non piacere, ma ha lasciato il suo segno nel genere. Lettura veloce, da fare appuntandosi volta per volta le voci che interessano in modo da estendere le proprie conoscenze nel settore.

Voto recensore
8,5
Etichetta: Crac Edizioni

Anno: 2012


Sito Web: http://www.facebook.com/crac.edizioni

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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