Usurpress – Recensione: Interregnum

Prosegue il percorso evolutivo degli svedesi Usurpress, una band che in poco meno di otto anni di attività ha creato numerose varianti di quel death metal vecchia scuola (pur molto tecnico, come vogliono i crismi del Nord Europa) a cui era inizialmente dedita, creando un ibrido ad oggi personale e interessante. Dopo l’ampio utilizzo della materia sludge nel precedente “The Regal Tribe”, il three-piece di Uppsala sposta il tiro sugli accenti progressive nel nuovo “Interregnum”, quarta fatica in studio.

I ritmi sono ancora fangosi e diluiti, spesso l’incedere dei brani è pachidermico, eppure la band assicura sia una tecnica esecutiva superiore, sia il ricorso a sfumature di carattere seventies, grazie all’innesto di due guest che di fatto contribuiscono in modo essenziale a questa maggiore diversificazione del sound. Parliamo del batterista Stefan Hildman, che arriva da un background jazz/fusion e si trova alla sua prima esperienza in campo metal e del tastierista Erik Sundström, le cui esecuzioni sono invece più vicine a un panorama hard/prog propriamente detto.

Sono proprio le tastiere a fare la differenza e a tessere ricami del tutto particolari in ottimi brani come “A Place In The Pantheon” e “In Books Without Pages”, esempi di “post-metal” estremo In cui si combinano al meglio l’efferatezza del death e la varietà del prog di matrice seventies. Il mood rimane costantemente lento e plumbeo, visto anche il sound sporco voluto in sede produttiva.

La sezione ritmica è protagonista di gradevolissimi stacchi jazz nella citata “In Books Without Pages” e in “Ships Of Black Glass”. Ovviamente la band non dimentica il suo lato primitivo, basti ascoltare un brano dalla grande urgenza espressiva come “Interregnum”, oppure la coda del disco affidata a “The Iron Gates Are Melting” e “The Vagrant Harlot”. I brani sono irrorati dai tappeti di riff di Påhl Sundström ma si lasciano andare spesso a delle parti atmosferiche, dove il growl cavernoso di Stefan Pettersson lascia spazio a un emozionante pulito.

La band procede a passo spedito e “Interregnum” piacerà di certo alla nicchia di pubblico attenta alle evoluzioni del panorama estremo.

Voto recensore
7
Etichetta: Agonia Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. A Place In The Pantheon 02. Interregnum 03. In Books Without Pages 04. Late In The 11th Hour 05. Ships Of Black Glass 06. The Iron Gates Are Melting 07. The Vagrant Harlot
Sito Web: http://usurpress.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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