Borknagar – Recensione: Urd

Sono numerose le novità per i Borknagar. Innanzitutto la band ritorna nella scuderia di Century Media dopo una breve esperienza con Indie Records e in secondo luogo, altra notizia che non passa inosservata, ICS Vortex è stato reintegrato nella line-up alla voce e al basso. L’alternarsi di due toni tanto caratteristici, come quello di Vintersorg e del cantante/bassista (il primo dedito maggiormente al growl, il secondo alle inconfondibili tonalità pulite) è già un punto a favore di questo “Urd”, nono studio album della band norvegese e primo episodio, apprendiamo, di una trilogia dedicata alle norne, le tessitrici del destino secondo la mitologia norrena, di cui “Urd” rappresenta il passato. Non c’è che dire, “Urd” è davvero un ottimo disco e non fa altro che confermare la qualità superiore dell’ensemble guidato da Øystein Garnes Brun, una compagine che in diciassette anni di attività si è sempre mantenuta su alti livelli qualitativi. In linea di massima potremmo dire che il nuovo full-length in parte diminuisca la componente black metal a favore di una maggiore ricerca melodica che a tratti confluisce addirittura nell’orecchiabilità. Niente di male in tutto questo, poiché non c’è nulla di facile ascolto qui, piuttosto i brani vengono snelliti da inutili orpelli, ma comunicano un senso di forte emozionalità e un notevole gusto estetico. “Epochalypse” mostra subito come i Borknagar tendano a proporre un mix tra la dimensione epica e progressive del proprio sound, sfornando un brano che alterna la velocità di esecuzione alla ricercatezza, subito pregiato dal contributo vocale di Vintersorg e ICS Vortex. “Roots”, come d’altronde lascia intendere il titolo, mostra i muscoli e rispolvera il sound primigenio della band. Qui vince la potenza ma non manca la varietà, con l’utilizzo dei cori che si giustappongono al growl e un finale arpeggiato. “The Beauty Of Dead Cities” è l’episodio che più degli altri flirta con parentesi fruibili e pone sugli scudi l’ottima prova del tastierista Lazare, che tramite il suo strumento dona al tutto un gusto seventies. “Mount Regency” e “Frostrite” fanno leva sulle emozioni, suscitate da un sound tecnico ma non troppo carico di particolari e con enfatici duelli tra chitarra e tastiere, tessitrici di profonde melodie. “In A Deeper World”, congeda la nuova opera, offrendo un ulteriore duetto tra i vocalist e un corpo sonoro più intimista e ragionato. Una garanzia.

 

 

Voto recensore
7,5
Etichetta: Century Media / EMI

Anno: 2012

Tracklist:

01. Epochalypse
02. Roots
03. The Beauty Of Dead Cities
04. The Earthling
05. The Plains Of Memories
06. Mount Regency
07. Frostrite
08. The Winter Eclipse
09. In A Deeper World


Sito Web: www.borknagar.com

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