Cave In – Recensione: Until Your Heart Stops

‘Until Your Heart Stops’ è il primo disco compiuto dei Cave In ed è stato originariamente pubblicato sul finire del 1998, seguendo quel ‘Beyond Hypothermia’ che era poco più che una raccolta pezzi tratti da 7" ri-registrati. Insieme a gruppi come Botch o Converge, i Cave In rappresentano la filiazione più cerebrale dell’hardcore, quella deriva che da esso prende alcuni strumenti d’espressione e l’attitudine fortemente "umana" ma nel contempo trascendente, tesa a spazi di esperienza e conoscenza decisamente più ampi. Impossibile ignorare la profondità di questo album, così come la sua poliedricità e maturità stilistico/compositiva: messa in scena apparentemente caotica di una condizione umana limitata ma coraggiosa, inappagante ma sinistramente serena, resa attraverso una formula che risente tanto degli Slayer quanto dell’espansione chitarristica (e mentale) dei Voivod. Incredibilmente più pesante del capolavoro di quest’anno ‘Jupiter’, ‘Until Your Heart Stops’ è un disco magnifico, capace di deflagrare ma anche di ipnotizzare con squarci psichedelici, offrendo inoltre in questa edizione Relapse un valore aggiunto non indifferente: quattro pezzi bonus tatti dall’EP ‘Creative Eclipses’ che funzionano retroattivamente da indicatori della direzione presa dal gruppo nel già citato ‘Jupiter’, lasciando intravedere chiaramente parti meno dure, più emo-tive e melodiche. Con due capitoli di questa rilevanza nella propria discografia, i Cave In si pongono come una delle realtà più indipendenti, forti e personali del post-hardcore attuale, sconsigliato soprassedere.

Voto recensore
9
Etichetta: Relapse/A.Globe

Anno: 2000

Tracklist:

Tracklist: Moral Eclipse / Terminal Deity / Juggernaut / The End of Our Rope Is A Noose / Segue 1 / Until Your Heart Stops / Segue 2 / Halo of Flies / Bottom Feeder / Segue 3 / Ebola / Controlled Mayhem Then Erupts / Luminance / Sonata McGrath / Magnified / Burning Down the Billboards


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