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Unruly Child – Recensione: Can’t Go Home

Sempre magici, tornano con la line-up deluxe gli Unruly Child, che già avevano riconquistato il cuore dei fan con l’eccellente “Worlds Collide” nel 2010. Trascorsi quasi sette anni – se si eccettua il poco convincente intermezzo del 2014 con l’EP “Down The Rabbit Hole Part One”, che pare essere stato ripudiato ed è praticamente scomparso dai radar – l’incantesimo si ripete con ancor maggiore intensità, grazie ad un’altra collezione di gemme realizzate con passione e classe, cuore e raffinatezza. Un tappeto sonoro creato dalle trame calde della chitarra di Bruce Gowdy intrecciate al magnetismo delle tastiere di Guy Allison, supportati dalla sezione ritmica puntuale e mai invadente composta da Jay Schellen e Larry Antonino, e poi la sempre inconfondibile voce di Marcie Free. Che non si avventura più nei territori quasi zeppeliniani degli esordi, ma è pur sempre di un’altra categoria e di un altro pianeta.

Difficile isolare un episodio in quella che è una costellazione brillante e senza punti di ombra, difficile pure categorizzare un sound che rimane unico, in bilico tra AOR, pop, hard rock, assolutamente personale e immediatamente riconoscibile. Andando alla scaletta, è subito magia: l’opener “The Only One” è semplicemente irresistibile nella costruzione di linee melodiche avvolgenti e dirette, pur mantenendo uno sviluppo assolutamente originale e non scontato; le magiche armonie vocali e il gioco di specchi creato dalle tastiere di Guy Allison nella straordinaria “Drivign Into The Future” e nell’eterea “See If She Floats”, carica di echi e rimbalzi, sono altri momenti di assoluta gioia per le orecchie e per l’anima. Altre vette gli Unruly Child le raggiungono nella dolce ballad “She Can’t Go Home”, nell’incedere punteggiato dal basso della leggera “Ice Cold Sunshine” con il suo sapore pop e, per contro, nella sferzata di energia della conclusiva “Someday Somehow”, che meglio di altre mette in luce il lato più propriamente rock della band.

“Can’t Go Home” è tutto questo e molto più, garantendo oltre all’impatto immediato una crescita del tempo dovuta alle tante sfaccettature di arrangiamenti e songwriting di grande livello. Il 2017 è appena cominciato ma qui c’è già un serio contendente per il titolo di album dell’anno.

 

Voto recensore
9
Etichetta: Frontiers Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. The Only One 02. Four Eleven 03. Driving Into The Future 04. Get On Top 05. See If She Floats 06. She Can’t Go Home 07. Point Of View 08. Ice Cold Sunshine 09. When Love Is Here 10. Sunlit Sky 11. Someday Somehow
Sito Web: http://www.unrulychild.net/

giovanni.barbo

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Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

2 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Mattia

    Ora io non so come funzioni il calcolo del voto dell’album, ma 9 su questo album davvero non lo capisco. Alla fine dell’ascolto nessuna melodia ha fatto particolare breccia nella memoria, e vista la media dei voti che date questo dovrebbe essere un album almeno memorabile. Per carità l’album è senz’altro uno dei più riusciti del genere dell’ultimo periodo ma il voto mi sembra eccessivo.

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  2. MonsterLord

    Personalmente sono molto in accordo con il voto, permettendomi di indicare che tracce come “Four Eleven” e “Get on Top” che sono la quinta essenza delle produzioni della band, specialmente dei primi due album, pietre miliari nell’ambito AOR.

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