Planet X – Recensione: Universe

Non contento di aver intitolato il precedente album ‘Planet X’, Derek “ostrica” Sherinian non cambia rotta ed affiancandosi a Tony Mc Alpine e Virgil Donati diventa Planet X, la band. I virtuosi d’assalto, come potrebbero essere i Liquid Tension Experiment, i side project di Tony Levin con Terry Bozzio, i Platypus, il tutto condito dal timbro fusion di Donati. Eccone un altro! Indubbie le capacità tecniche dei musicisti, sfoggiate in modo eccessivo, anche se Sherinian dimostra di sapere suonare le tastiere e con molto più gusto di quanto non abbia fatto finora. Tecnicismo allo stato puro, suoni moderni, e undici tracce che chiamare in qualche modo canzoni risulta molto difficile. L’opener ‘Clonus’ riesce ad essere noiosa pur durando qualche secondo più di quattro minuti, ‘Her Animal’ nelle sue dissonanze potrebbe essere un buon esercizio, ma alla fine diventa stucchevole per l’immobilismo del riff portante ripetuto all’esasperazione. ‘Bitch’ ha troppo in comune con ‘Her Animal’ e questo può bastare. Degna dei Manowar l’intro a ‘King OF The Universe’ , forse il miglior regalo che si possa fare al proprio nemico. Purtroppo ‘Chocolate’ arriva in ritardo e non basta a risollevare minimamente la noia così come il boogie ‘Pods Of Trance’, scippato da qualche cassetto dell’ ultimo Sammy Hagar, non riesce a convincere. Il finale, intitolato ‘ 2116’ non aggiunge né toglie nulla a ‘Universe’, un disco che non riesce ad avere nemmeno i suoni dalla sua parte, monotoni come il resto. Certo che tanto ben di Dio sprecato in undici squallide tracce lascia l’amaro in bocca. Forse un disco per musicisti, per gli altri rivolgersi altrove.

Voto recensore
4
Etichetta: Inside Out / Audioglobe (2000)

Anno: 2000

Tracklist: Tracklist: Clonus / Her Animal / Dog Boots / Bitch / King Of The Universe / Inside Black / Europa / Warfinger / Chocolate / Pods Of Trance / 2116

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