Underoath – Recensione: Erase Me

Dopo una lunga pausa (durante la quale c’è stato anche un vero e proprio scioglimento, segnatamente nel 2013 e per la durata di due anni) tornano gli Underøath con il loro postcore che ha sempre contenuto vari elementi di rottura col genere (anche a livello di contenuti lirici dato che la band è dichiaratamente cristiana); si direbbe che la transizione verso una particolare sorta di emocore sia ormai compiuta (soprattutto in comparazione con i primi album).

“It Has To Start Somewhere” è la ficcante opener e porta in dote un arpeggio malinconico nascosto dietro al bel lavoro ritmico del fondatore Aaron Gillespie (che lasciò comunque la band all’epoca di “Ø Disambiguation”) alla batteria (e clean vocals) e Grant Brandell al basso con le voci urlate di Spencer Chamberlain che mantengono una certa propensione melodica (ancor più su “Rapture”); i cantanti di fatto sono due ma della formazione iniziale è stato reintegrato solo Tim McTague alla chitarra solista.

Come spesso accade in proposte musicali di questo tipo i ritornelli risultano facilmente approcciabili ma spesso prevedibili o innocui da un punto di vista emozionale (“Ihateit”); “Hold Your Breath” picchia più duro in una bella commistione con l’elettronica e anche se i tempi del successo commerciale (dopo la pubblicazione di “Define The Great Line”) gli Underøath provano ancora a differenziarsi dalla massa “core” con echi di At The Drive-In e Isis, a loro modo due influenze abbastanza identificabili nelle sonorità degli americani.

 

Voto recensore
6,5
Etichetta: Fearless Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. It Has To Start Somewhere 02. Rapture 03. On My Teeth 04. Wake Me 05. Bloodlust 06. Sink With You 07. Ihateit 08. Hold Your Breath 09. No Frame 10. In Motion 11. I Gave Up
Sito Web: http://underoath777.com/

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