Unbreakable

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6.5

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Unbreakable

Absynth Aura

Track Listing

01. Believe Me

02. Desert Flower

03. You Die

04. Smile

05. Understand my Fight

06. Looking for the One

07. Life

08. The Fire in my Eyes

09. Will is Power

10. Unbrekable

11. Zombie

 

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Le intenzioni di questa opera prima (se si esclude un mini CD scaricabile gratuitamente qualche anno fa) sono encomiabili. È un’uscita importante per JT Terenziani e Michele “Viossy” Vioni, che si staccano dall’ala protettiva dei Mr Pig, grazie alla quale hanno attraversato l’Italia in lungo e in largo, lasciando dietro di sé una scia di fan adoranti e una compagine di depressi che “ah, io smetto di suonare, tanto non arriverò mai a fare quelle cose lì”. La differenziazione avviene anche nello stile proposto, deviando decisamente verso il metal moderno che, soprattutto, si avvale di una voce femminile, quella di Claudia Saponi, che vuole convincere utilizzando sia i registri più aggressivi che quelli più carezzevoli. Gli Absynth Aura sono da lodare anche per la loro quasi spasmodica volontà di differenziare il più possibile i brani fra loro, passando dai delicati sospiri di “Looking For The One” ai ritmi quasi pop di “Smile”, ai ruggiti di “Believe Me” e “Will Is Power”. Per tutto questo, oltre che  per l’indiscutibile bravura tecnica da parte di tutti  musicisti (cosa ben nota a chi ha avuto modo di assistere a un qualsiasi concerto dei Mr. Pig o a chi è o è stato allievo di uno di questi importanti musicisti) e per una cura nella costruzione dei testi, che vanno ben oltre la rima cuore / amore e la descrizione del male di vivere adolescenziale, il quartetto potrebbe potenzialmente essere una nuova stella di prima grandezza nel panorama del metal italiano.

Certo, chi ama le sonorità classiche, il metal un po’ old style, se ne dovrà tenere decisamente alla larga, pena la fuga a gambe levate dopo una trentina di secondi. Stessa sorte per tutti quelli che hanno imparato a suonare uno strumento ascoltando i dischi dei loro beniamini perché all’epoca non c’erano scuole di musica, e se c’erano ti insegnavano al limite il blues, e ora rifuggono l’eccesso di studio perché si rischia di creare tanti piccoli cloni dei rispettivi insegnanti, che subito dopo diventano insegnanti a loro volta, e così via. A chi è rimasto, probabilmente “Unbreakable” sembrerà una delle uscite migliori dell’anno. Sempre che si riesca ad arrivare, senza essere vinti dalla noia, al brano conclusivo, una rivisitazione fin troppo personale per risultare credibile di “Zombie” dei Cranberries, ovvero un pezzo formato da quattro accordi che diventa un ennesimo sfoggio di tecnica, purtroppo, fine a se stessa. A questo punto sarebbe convenuto disfare il brano e rifarlo da capo, come fecero i Nevermore con “The Sound Of Silence”, per mantenere credibilità.

 

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