Header Unit

Ulver – Recensione: The Assassination Of Julius Caesar

E’ un periodo decisamente produttivo per gli Ulver. A poco più di un anno da “ATGCLVLSSCAP” e freschi della pubblicazione della colonna sonora del film “Riverhead”, i norvegesi tornano con il nuovo album “The Assassination Of Julius Caesar”, al solito una release spiazzante e unica nel suo genere che conferma l’estraneità della band a ogni etichetta o creatività preconfezionata.

Prodotto da due vere personalità come Martin “Youth” Glover (Killing Joke, The Fireman, Hypnopazuzu) e Michael Rendall, “The Assassination Of Julius Caesar” potrebbe essere definito come il disco “pop” degli Ulver, ma attenzione, certo non un pop canterino o da mezza classifica, bensì ricercato, intelligente e malinconico. Un album aperto a più chiavi di lettura e che si svelerà ascolto dopo ascolto, influenzato dagli anni ’60 e ‘70 ma anche (soprattutto) dalla new wave.

Non stupitevi dunque se all’ascolto del disco troverete continuità con i Depeche Mode o i Tears For Fears più sperimentali, con gli Spandau Ballet o con i Japan e David Sylvian,  la nuova release è in questo senso l’album più coraggioso degli Ulver, che cercano consensi in un panorama musicale sempre più vasto.

Se “ATGCLVLSSCAP” era il disco anarchico e dell’improvvisazione figlia dell’esperienza “Terrestrials” con i Sunn O))), “The Assassination Of Julius Caesar” è senza dubbio più diretto e snello. La band cerca (e trova) la forma canzone e vuole che l’ascolto sia principalmente piacevole, sebbene prenda le distanze da ogni possibile faciloneria. Ce lo insegna subito il singolo “Nemoralia”, il brano se vogliamo più accattivante, fatto di melodie ariose e seduzioni synthpop guidate da un Kristoffer Rygg dalla voce inusualmente soave e morbida.

La successiva “Rolling Stone” mette sul piatto percussioni tribali e chitarre riverberate, poi il brano prende un piega funky/soul, con tanto di voce in falsetto e controcanto femminile. Entra anche il sax e si sfiorano i territori della dance anni ’70, ma il tutto è elaborato in un’ottica crepuscolare. “So Falls The World”, “Southern Gothic” (soprattutto) e “Angelus Novus” mostrano le influenze new wave e depechemodiane in chiave Ulver, tra synth psichedelici alla Alan Parsons, chiaroscuri sinfonici e delle vivaci basi di musica techno.

Ancora riferimenti alla IDM e a una new wave sperimentale alla Japan in “Transverberation”, altrettanto in “1969” che presenta gradevoli citazioni musicali e liriche ad alcune storiche canzoni di quel periodo e infine “Coming Home”, il brano anarchico del lotto che riprende la fase improvvisativa, tra beats elettronici pressanti, noise e un sax distorto.

Disco intelligente, lontano dalle esigenze del pubblico di massa ma straordinariamente armonico ed orecchiabile, “The Assassination Of Julius Caesar” dividerà ancora il pubblico tra chi considera gli Ulver pretenziosi e fini a loro stessi e chi ne loda degli impulsi creativi certo non comuni. Noi propendiamo per la seconda ipotesi.

Voto recensore
8
Etichetta: House Of Mythology

Anno: 2017

Tracklist: 01. Nemoralia 02. Rolling Stone 03. So Falls The World 04. Southern Gothic 05. Angelus Novus 06. Transverberation 07. 1969 08. Coming Home
Sito Web: http://jester-records.com/ulver/ulver.html

andrea.sacchi

view all posts

Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login