Ultima Grace – Recensione: Ultima Grace

Se trovate stuzzicante l’idea di un power metal giapponese con Anette Olzon (Alyson Avenue, Nightwish, Allen/Olzon ed altro ancora) alla voce, la sempre più eclettica Frontiers corre in vostro aiuto con questi Ultima Grace, formazione nella quale il talento dell’interprete svedese si sposa con un quartetto capitanato dal tastierista Yuhki (Galneryus, Alhambra). Personalmente, ho sempre trovato interessanti i progetti provenienti dal Sol Levante, almeno dal punto di vista strumentale, salvo poi corrugare la fronte quando il cantante di turno afferra il microfono: niente a che vedere con la scelta della lingua – che a volte può peraltro assomigliare all’inglese – quanto piuttosto con un’espressività urgente, acuta e ultra-drammatica che a quelle latitudini richiama probabilmente la musica tradizionale, ma che alle nostre orecchie comunica forse in modo meno efficace. L’idea quindi di avvalersi di un’artista più affine ai nostri gusti sembra sensata, quasi per ricercare una nuova dimensione che sappia coniugare il pathos orientale con la perfezione formale delle terre di Scandinavia. Già pubblicato alcuni mesi fa in Giappone, l’album offre oltre un’ora di musica tra l’epico ed il sinfonico, nella quale le parti di tastiera assumono fin da subito un ruolo preminente. A favore del disco e dell’intero progetto, sicuramente derivativo rispetto a quanto Olzon ha già realizzato con i Nightwish, va detto che le attese appaiono fin da subito rispettate: gli Ultima Grace propongono infatti esattamente il tipo di prodotto che ci si aspetterebbe in virtù degli ingredienti impiegati.

A contrastare il tono dolce della Olzon provvede una struttura musicale intensa e dai ritmi sostenuti, che probabilmente si caratterizza più per la precisione dell’esecuzione che non per l’umanità che vi è infusa. Basta prendere una “Getting On With Life” qualsiasi e saltare più o meno a metà brano per trovarsi di fronte ad un’intricata selva di ritornelli ripetuti, tastiere, assoli di chitarra ed un’arrembante doppia cassa che, per quanto inappuntabile dal punto di vista tecnico, va assimilata un po’ alla volta per apprezzarne davvero le sottotrame. Nonostante il minutaggio sostenuto e le undici tracce che lo realizzano, l’idea della band di Yuhki rimane più o meno immutata, con l’unico elemento di interessa che sta nell’individuare la prevalenza ora dell’elemento ex-Nightwish ed ora di quello made in Japan (“Cry For The Rain”). Se quindi il curioso accostamento non pare aver generato un risultato né originale né degno di particolare nota, la perizia con la quale sono state realizzate tutte le parti strumentali potrà accontentare gli amanti dell’epico veloce, a volte arricchito con quegli elementi di stampo neoclassico e melodico (“Powers Of North And East”) che lo fanno assomigliare a quanto proposto dalle migliori formazioni italiane verso la fine degli anni novanta. Non mancano inoltre alcuni episodi di stampo prog/funk, come la pirotecnica “Beguile The Night” o la jazzyRipples”, con i quali Yuhki ed i suoi propongono un’immagine più eclettica e contemporanea, adottando un modello quasi televisivo (“Rise”) che forse varrebbe la pena continuare ad esplorare in futuro.

A causa dell’incapacità di realizzare una sintesi di culture davvero convincente e del rifarsi a dischi & modelli ormai vecchi di vent’anni, “Ultima Grace” non possiede certamente un appeal universale né offre un risultato melodico pienamente compiuto (“Double Caution” e la finale “Requiem” stentano e deludono), rimanendo piuttosto un prodotto adatto al pubblico nipponico che Frontiers ha deciso di rendere disponibile ad una bulimica nicchia di appassionati occidentali. La sua varietà, che dal power promesso dalla casa discografica finisce per perdersi tra prog con gli occhi a mandorla, colonne sonore di sparatutto per Dreamcast (“The Lost”), Marillion ed un ricordo sbiadito dei soliti finlandesi che furono (“Night Hunt”), stuzzica e confonde con uguale incisività, e la durata sfrontata delle ultime tracce (rispettivamente sette, sei, cinque, undici, cinque) è solo l’ultima faccia di un oggetto misterioso che è tante cose senza esserne con abbastanza convinzione nessuna. Se quindi la presenza di Anette Olzon non pare aver apportato il contributo necessario o sufficientemente ingombrante per rimescolare le carte e le idee di Yuhki, che probabilmente nemmeno virano con così tanto interesse verso le coste del power, l’esuberanza esibita a più riprese dagli Ultima Grace rappresenta un valore assoluto, capace di catturare una qualche attenzione ma non ancora sufficiente ad assecondare il nostro bisogno di confini chiari, semplici propositi e alta definizione.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2022

Tracklist: 01. A Legend Begins 02. Getting On With Life 03. Cry For The Rain 04. Powers Of North And East 05. Beguile The Night 06. Ripples 07. Rise 08. Night Hunt 09. Double Caution 10. The Lost 11. Requiem
Sito Web: facebook.com/YUHKI.OFFICIAL

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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