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Ulcerate – Recensione: Shrines Of Paralysis

Annichilente. Mostruoso. Una parete verticale senza appigli che si staglia ai bordi di una voragine che fa gettare l’occhio direttamente sull’abisso. Basterebbero questi pochi termini per definire “Shrines Of Paralysis”, nuova opera dei neozelandesi Ulcerate che, su Relapse Records, pubblicano il seguito di due album come “The Destroyers Of All” (2011) e “Vermis” (2013).

Un tour de force sonico che è un martellamento continuo dei sensi: tutto è portato allo spasimo, estremizzato fin dalle vocals, infernali e profonde, che dirompono come angeli sterminatori insieme alla batteria, di una varietà paurosa e incisiva, forte e potente come non mai: rispetto ai dischi precedenti si nota più cura negli arrangiamenti e in certe svisate più melodiche (cum grano salis) che affiorano. Influenze post-rock che emergono ogni tanto nella materia ribollente di questo “Shrines Of Paralysis” sono l’ulteriore conferma che gli Ulcerate sanno il fatto loro, come quando piazzano rallentamenti ad hoc che spezzano, congelano e dilatano le note delle composizioni di un minutaggio sopra la media (fatta eccezione per la sinuosa “Bow To Spite”, con tanto di basso provvisto di effetto chorus). Difficile scegliere un pezzo al posto di un altro ma forse “Yield To Naught”, “There Are No Saviours” e “Chasm Of Fire” riescono a dare l’idea a chi vuole avvicinarsi a questo disco (a suo rischio e pericolo): è come se l’Io si trovasse di fronte a sé stesso, privo di tutti gli orpelli, e si trovasse a scoprire la miseria della propria esistenza sopra un baratro di disperazione, pronto a gettarsi in una caduta libera verso il Nulla. Tutto intorno il caos primordiale, che solo qua e là che prende forma ed abbozza primitivi aggregati che escono per ghermire la preda: se si volesse azzardare un paragone la si potrebbe definire “musica dei Grandi Antichi” di lovecraftiana memoria, suggestiva nella sua follia e nei suoi tecnicismi, che travalica i confini di genere e sublima tutto in un vapore scuro, freddo e bollente allo stesso tempo, oscenamente blasfema (umanamente parlando) e sublime. Di sicuro da applaudire le prove dei singoli musicisti che prendono parte a questa nuova uscita: Paul Kelland, Michael Hoggard, Jamie Saint Merat  sono gli artefici principali di questo “Shrines Of Paralysis”, uscita col botto di questa seconda parte del 2016.

Gli Ulcerate mettono a segno un colpo pesante consegnando al pubblico un album devastante e veramente estremo sotto molti punti di vista. Non per tutti, assolutamente, ma in grado di creare scenari terrificanti e maledettamente a fuoco (in tutti i sensi).

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Voto recensore
8,5
Etichetta: Relapse Records

Anno: 2016

Tracklist: 1. Abrogation 2. Yield To Naught 3. There Are No Saviours 4. Shrines Of Paralysis 5. Bow To Spite 6. Chasm Of Fire 7. Extinguished Light 8. End The Hope
Sito Web: http://www.ulcerate-official.com/

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