U.S. Christmas – Recensione: Prayer Meeting

La nonna è quella supereroina il cui potere consiste nel mescolare ingredienti eterogenei (raramente gli stessi e comunque mai nelle medesime quantità) ottenendo sempre un ottimo spezzatino. Che sia merito del condimento o del tempo di cottura non importa, allo stesso modo, gli U.S. Christmas predicano ormai da quindici anni la venuta di un mondo in cui noise, lo-fi ed americana potranno coesistere pacificamente in un unico stile musicale, e lo fanno grazie all’appoggio incondizionato di Scott Kelly (Neurosis) e della sua Neurot Recordings. Tecnicamente parlando, “Prayer Meeting” (registrato nel 2002) sarebbe un demo ma, per lunghezza e contenuti, è considerato da sempre il debutto perduto della band. Dopo alcune edizioni carbonare, il disco vede finalmente la sua prima pubblicazione ufficiale (in un elegante box in legno con diciture marchiate a fuoco), grazie alla nostrana Hypershape Records. Nonostante il mercato sia saturo di queste operazioni di recupero (molte di esse indirizzate principalmente a fan accaniti o a collezionisti di memorabilia), “Prayer Meeting” è un acquisto che consiglio senza esitazioni, sia perché permette di comprendere facilmente il percorso che ha portato Nate Hell ed i suoi compagni allo stupefacente “Bad Heart Bull” (2004, la prima uscita ufficiale), sia per il livello di qualità delle canzoni in esso contenute. Raramente infatti è capitato di imbattersi in un collettivo che al debutto sapesse mescolare efficacemente Kraftwerk e Sonic Youth (“Death By Horses“), rielaborare in tempo reale le sortite soliste di Scott Kelly e Steve Von Till (una struggente “Devil’s Flower“), flirtare contemporaneamente con Neil Young ed il doom (“Lazarus“, che sarà riproposta in una versione più professionale proprio in “Bad Heart Bull” e la meravigliosa “Under the Nails“), lambire il prewar folk (“Darling Corey”, “Your Soul“) ed infine lasciarsi andare ad improvvisazioni hard-psych (“Gengivitis“, “Mantis“, “Norpo“). Tutti elementi alla base dei successivi lavori degli U.S. Christmas, ma che qui una minore esperienza rende evidenti, portando ad un ascolto piacevole e stuzzicante. Alla fine “Prayer Meeting” è proprio come lo spezzatino della nonna: finito il piatto ti alzi da tavola sazio, ma getti comunque un ultimo sguardo alla pentola, per vedere se se n’è avanzato un po’.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Hypershape Recordings

Anno: 2018

Tracklist: 01. Death By Horses 02. Devil's Flower 03. Lazarus 04. Your Soul 05. Mantis 06. Norpo 07. Under The Nails 08. Queen Of The World 09. Darling Corey 10. Gengivitis 11. Out
Sito Web: https://uschristmas.bandcamp.com/

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