Tyr – Recensione: Hel

Nuova rassegna di cori epici, avventure epiche fra montagne innevate, assoli e riff ballabili e intensi con tanto di sfilata di torsi nudi e capelli lunghi fino alle spalle: i Tyr pubblicano il loro album più recente, “Hel”, l’8 marzo. Il gruppo (sulla carta danese, sebbene le isole  Fær Øer siano un comune autonomo) ha sempre pubblicato un tipo di musica accessibile, cantabile e, nonostante l’etichettatura, molto più professionale e complessa di tanti loro colleghi del Nord Europa. Certo, va detto che il cosiddetto “folk/viking” metal del gruppo si tratta in realtà di un tipo di metal moderno, ma non troppo complesso, che prende ispirazione dal pop più eclettico con progressioni a tratti folk, a tratti prese dalla musica sinfonica: in poche parole, molto più Dream Theater e Fates Warning, con tanto di cantato baritonale con più di una similitudine con James Hetfield dei Metallica.

È una fortuna che il gruppo non si sia mai fatto problemi sulla loro etichettatura, ma abbia tranquillamente continuato a sfornare album senza preoccuparsi di come suonare. In particolare, dal loro capolavoro “Eric the Red”, il gruppo ha registrato una lunga serie di ottimi lavori, sebbene scolpiti nello stesso suono tradizionalista di sempre. Le premesse che accompagnano “Hel” sono però a dir poco sconfortanti: il loro membro fondatore Terji Skibenæs, infatti, ha lasciato il gruppo l’anno scorso perché, a suo dire, stufo dello stile del gruppo.

La mancanza di Terji si fa sentire, dato che il songwriting in questo album non è fresco nemmeno come gli album immediatamente precedenti a questo. La prima impressione dell’opener “Gates of Hel” non lascia presagire molte speranze: ritmiche hardcore, voce in quasi growl nelle strofe e una struttura che sembra presa direttamente da un album dei Trivium. La seguente “All Heroes Fall” segue l’andamento dei più moderni Iron Maiden, con le proprie ritmiche e progressioni in Mi minore, “Gramr” segue andamenti che stanno meglio a un gruppo Power Metal, “Downhill Drunk”, “Fire and Flame” e “Against the Gods” sembrano prese da un recente album dei Soilwork, mentre “King of Time” segue scale in Si minore degne di Yngwie Malmsteen. “Songs of War” suona come un pezzo dei Rhapsody, “Sunset Shore” è un pieno salto nell’inoffensivo metal stucchevole degli Empyrium e dei primi Agalloch, e il pezzo conclusivo, “Álvur kongur” sembra scritto dai Blind Guardian in una chiave differente (impossibile non fare un confronto fra il timbro di Joensen e Hansi Kürsch: inevitabile segno di vecchiaia del frontman).

A livello generale, l’album mostra più che un cambiamento nella formula del gruppo, non necessariamente positivo. A livello di suono, mentre le influenze folk sono praticamente sparite, e quelle progressive fanno il posto a un songwriting più tradizionale e vicino al power o all’epic, quelle neoclassiche sono rimaste solo negli assoli e in qualche lead più elaborato. Teoricamente, alcune canzoni funzionano (“Gates of Hel”, “Álvur kongur”), ma nonostante la varietà stilistica utilizzata, immaginate di sentire più o meno lo stesso sound, i soliti assoli da shredder, le urla strozzate che dovrebbero essere le tracce vocali, un’accozzaglia di riff presi da qualche band classic/melodic death e una produzione piatta, fin troppo pulita (persino rispetto agli standard del gruppo) e buttate il tutto in un calderone. Il risultato è una mazzata di quasi 70 minuti netti che scorre talmente a fatica che non regge botta nemmeno a metà ascolto, tanta è la sua pesantezza e lo scoraggiamento che causa. In poche parole, un passo non falso, ma falsissimo.

Tutto questo è strano, dato che i Tyr, fino ad ora, non avevano mai realmente deluso, ma, al contrario, avevano offerto album di qualità alta e stabile, chi più e chi meno. La qualità in Hel non manca, gli spunti geniali rimangono, ma è tutto talmente sepolto in un sound che non sembra nemmeno appartenere al gruppo che il tutto non invoglia assolutamente a riascoltare questo mattone a distanza di giorni, a malapena mesi. Questa però, non è la fine dei Tyr, ma piuttosto una fase di transizione che anticipa una rivoluzione in arrivo per il gruppo… si spera.

Voto recensore
5
Etichetta: Metal Blade Records

Anno: 2019

Tracklist: 01. Gates Of Hel 02. All Heroes Fall 03. Ragnars Kvæði 04. Garmr 05. Sunset Shore 06. Downhill Drunk 07. Empire Of The North 08. Far From The Worries Of The World 09. King Of Time 10. Fire And Flame 11. Against The Gods 12. Songs Of War 13. Alvur Kongur

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