Ajattara – Recensione: Tyhjyys

Tornano in scena gli Ajattara, combo finlandese che vede tra le proprie fila il singer Pasi Koskinen, già negli Amorphis e che abbiamo avuto occasione di ascoltare recentemente negli ottimi Shape Of Despair. Gli Ajattara propongono in ‘Tyhjyys’ un death metal dall’ampio spettro melodico, debitore in alcuni punti alle prime produzioni degli stessi Amorphis (sebbene manchino le geniali intuizioni della band madre…) e ai Therion del periodo ‘Symphony Masses – Lepaca Kliffoth’, grazie all’utilizzo di alcuni ricami dal flavour epico e sinfonico (citiamo ‘Sortajan Kaipuu’ e ‘Langennut’). L’ascolto dell’album scorre in modo tutto sommato piacevole, non mancano alcuni spunti degni di nota come l’approccio doom di ‘Armon Arvet’ e ‘Uhrit’ o le divagazioni elettroniche (con tanto di voce filtrata) sulla più “gotica” ‘Naaras’. L’utilizzo della lingua madre si pone come altro punto di forza, donando al lavoro una sorta di sfumatura ‘folk’ di un certo interesse. Per il resto il disco, pur essendo come spesso accade di ottima fattura tecnica, tende un po’ a perdersi in una certa ripetitività e gli elementi di somiglianza tra i vari brani balzano immediatamente all’occhio, pardon, all’orecchio. ‘Tyhjyys’ ribadisce dunque un concetto piuttosto consueto: gradevole, professionale, ben realizzato (aggiungete una decina di sinonimi a vostro piacimento…) ma rivolto esclusivamente agli appassionati del genere.

Voto recensore
6
Etichetta: Spikefarm / Audioglobe

Anno: 2004

Tracklist:

01.Intro
02.Sortajan Kaipuu
03.Katumuksen Kyinen Koura
04.Naaras
05.Armon Arvet
06.Pahan Tuoma
07.Harhojen Renki
08.Langennut
09.Uhrit
10.Tyhjyydesta
11.Outro


andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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