Tygers Of Pan Tang – Recensione: Tygers Of Pan Tang

Da ormai un po’ di anni, ovvero da quando in formazione è entrato Jacopo Meille i Tygers Of Pan Tang sembrano vivere una secondo giovinezza. Ad ogni disco i nostri sembrano migliorare e con questo nuovo album omonimo siamo a livelli altissimi, tanto da poter prendere in considerazione “Tygers Of Pan Tang” come candidato più che papabile al ruolo di disco hard rock dell’anno.

Non solo infatti ci troviamo di fronte ad un lavoro superbo dal punto di vista formale, ottimamente prodotto e suonato, nonché splendidamente confezionato, ma anche ad una raffica di canzoni tutte azzeccate, come solo nelle migliori uscite è possibile ascoltare.

Si inizio con un brano compatto, trascinato da un riff in pieno stile Sykes, come “Only The Brave”, subito bissato da un altro riff bello duro come quello di “Dust”, canzone che però mostra anche tutta la capacità dei nostri di giocare sulla melodia dei cori e la scintillante cromatura di un suono che a tratti ricorda qualcosa dei Whitesnake del periodo 1987.

Con un canzone come “Glad Rags” si passa addirittura ad una sfumatura hard blues dal taglio più leggero e vicino al boogie a cui è impossibile resistere, così come al breve solo centrale che apre letteralmente in due la canzone. Come in una giostra che non si ferma mai “Never Give In” ci porta in territorio pienamente classic metal, con un riff durissimo e ultra-classico, accompagnato da una base ritmica pulsante ed aggressiva. Subito arriva a far da contrappeso la melodica e suadente “The Reason Why”, bella ed evocativa ballata dal sapore eighties che ancora una volta mostra linee vocali vincenti e belle parti di chitarra.

Dopo cinque brani uno più bello dell’altro ci si aspetterebbe un calo, ed invece “Do It Again”, pur non vincendo un premio per la originalità del riff, colpisce ancora una volta il bersaglio pieno. Immortale hard rock che abbina classe e potenza, in un’accoppiata tanto facile da applaudire sulla carta, quanto difficile da far rendere in pratica, almeno con tutto il passato che il genere ha caricato sulle spalle.

I Tygers Of Pan Tang sono infatti eccezionali nel far rivivere le emozioni delle migliori uscite del classico hard & heavy, personalizzando e rendendo moderni concetti ed idee che più old school non si potrebbero immaginare. A conferma di ciò arriva l’ennesimo brano giostrato su di un riff sicuramente già sentito (“I Got The Music In Me”), eppure capace di aprirsi su un coro incontenibile che è impossibile non cantare tutti all’unisono.

Come se non bastasse arriva uno dei brani più belli del lotto: la emozionante ballad “Praying For A Miracle”, bellissimo brano che negli anni ottanta avrebbe occupato le radio per settimane intere, ma che anche oggi rischia di rimanervi in testa a lungo (almeno se siete tra quelli che amano un certo tipo di espressività). Non ci sono cali nemmeno nella parte finale, con tre canzoni tutte di pregio: la hard (ma anche ricca di epica melodia) “Blood Red Sky”, l’intermezzo acustico “Angel In Disguise”, che si sublima nel finale ritmato di una “Devil You Know” che mette in mostra addirittura un taglio groovy e vicino all’hard più moderno.

Tanti complimenti vanno ovviamente alla bellissima e adattabile voce di Jacopo Meille, ma anche le due chitarre di Robb Wier e Micky Crystal suonano allo stesso tempo roboanti e raffinate, con inserti solisti sempre ottimamente calibrati e di gran gusto.

Un album scorrevole, divertente, trascinante ed estremamente poliedrico. Ad oggi nessuno nel genere ha fatto meglio nel 2016 e sospettiamo che da qui a fine anno sarà dura battere tanta qualità.

tygers of pan tang

Voto recensore
8,5
Etichetta: Mighty Music

Anno: 2016

Tracklist: 01. Only The Brave 02. Dust 03. Glad Rags 04. The Reason Why 05. Never Give In 06. Do It Again 07. I Got The Music In Me 08. Praying For A Miracle 09. Blood Red Sky 10. Angel In Disguise 11. The Devil You Know
Sito Web: https://www.facebook.com/tygersofpantangofficial

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

2 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. antonio

    il vecchio 8,5 mo me lo sento e poi sentenzio.

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  2. Antonio

    E me lo sentivo che er manazza ne sparava un altra delle sue. Disco da 6 a voler essere buoni. Dove l’avrà sentita tutta sta grande qualità….. bo

    Reply

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