Tygers Of Pan Tang – Recensione: Ritual

Se pensiamo oggi ad una band di hard rock classico che sia veramente in forma e che sforni dischi di buon livello, alla fine davvero i nomi sono meno di quanto si pensi, e spesso i Tygers Of Pan Tang non vengono presi in considerazione, nella nuova reincarnazione, portata avanti dal membro originale e chitarrista Robb Weir, con il supporto del “nostro” Jacopo Melille, che fa parte della band oramai dal 2008 e con questo “Ritual” arriva al quarto lavoro condiviso (e dodicesimo della discografia della band).

La verità è che ai Tygers di oggi non manca nulla per essere una delle vere “new sensation” del genere, perché appunto, “Ritual” è un ottimo disco che contiene undici buonissime songs, prodotto da Fred Purser, mixato da Soren Andersen e masterizzato da Harry Hess, con risultati esaltanti, grazie ad un suono che unisce grinta, ad un approccio “analogico” ma del tutto al passo con i tempi. Tutto scorre fluido e pieno di vibrazioni positive, con grandi riffs di chitarra, portati dalla creatività del citato Weir e del fido compagno Michael Crystal, la sezione ritmica inossidabile di Gav Gray (basso) e Craig Ellis (batteria) ed un Melille in forma pazzesca sia sui toni medi/bassi che su quelli alti (che vengono usati più raramente), dimostrando di essere la voce giusta per la band, in ogni contesto venga utilizzata.

 

 

Ecco che il riffs solidissimo di “World Apart” apre Ritual con vibrazioni classiche quanto riuscite, ed una atmosfera drammatica e quasi solenne. “Destiny” procede sorniona ed offre il primo ritornello catchy del disco, seguita dal mid tempo magnetico di “Rescue Me”, pesante e melodico allo stesso tempo. “Raise Some Hell” non fa prigionieri, veloce e fulminante, del tutto devota a gemme del passato come l’album “Spellbound”. “Spoils Of War” dimostra che si può creare un climax teso ed epico senza grandi effetti speciali e mari di tastiere, puntando tutto su un sound affilato, una grande prestazione vocale ed assoli di chitarra di grande gusto e feeling.

 “Ritual” prosegue senza alcun riempitivo o filler, con la melodia leggera ma incisiva del singolo “White Lines”, ed una semi ballad acustica intensa “Words Cut Like Knives”, che parte molto soffusa per poi scatenarsi in un finale elettrico torrenziale ed emozionante.  Senza voler citare tutte le canzoni (e sarebbe il caso, vista l’alta qualità del songwriting), citiamo l’evocativo finale con “Sail On”, ispirato a Robert Louis Stevenson ed alla vita dei marinai nei suoi romanzi, che offre uno spaccato di grande epicità, e finisce direttamente tra i grandi classici della band, con Jacopo Melille semplicemente straordinario.

“Ritual” si offre come un notevole spaccato di hard rock di altissimo livello, ed i Tygers Of Pan Tang rimangono una superba conferma, regalandoci uno dei migliori album della loro gloriosa carriera. Il passato è oggi!

Etichetta: Myghty Music

Anno: 2019

Tracklist: 1. Worlds Apart 2. Destiny 3. Rescue Me 4. Raise Some Hell 5. Spoils of War 6. White Lines 7. Words Cut Like Knives 8. Damn You! 9. Love Will Find A Way 10. Art of Noise 11. Sail On
Sito Web: http://www.tygersofpantang.com/official/

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