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Twisted Sister – Recensione: We Are Twisted F***ing Sister!

Per capire l’impatto che i Twisted Sister, e soprattutto il suo carismatico leader, hanno avuto su una generazione di americani e non, è utile dare un’occhiata al cortometraggio di Adam Green, regista specializzato in horror che più volte, in pubblico, ha manifestato la propria adorazione per il modo di essere e il messaggio del gruppo americano, citandoli come principale fonte d’ispirazione ad andare avanti sulla propria strada a dispetto delle controversie e delle perplessità di chi lo circondava. Per sentire la storia della band dai diretti protagonisti, è utilissimo invece questo “We Are Twisted F***ing Sister!”, documentario sugli early days del gruppo, raccontati per filo e per segno in particolare dai membri, su tutti Jay Jay French e Dee Snider, fondatore e frontman. I primi passi, il consolidamento di una fanbase impressionante pur in un circuito limitato (quello del New Jersey), l’inattesa notorietà in Inghilterra, la necessità di trovare ogni mezzo per tornarci e registrare l’album di debutto quando già facevano registrare sold out in locali da centinaia e migliaia di posti. Un racconto arricchito da fotografie per quanto riguarda il periodo pre-Snider e da preziosi filmati dal suo ingresso in poi, un documentario decisamente dettagliato se si pensa che supera ampiamente le due ore e copre il periodo che parte dalla nascita della band ma arriva “solo” alla registrazione di “Under The Blade”, appunto.

Ma andiamo per ordine: si parte con Jay Jay French, che racconta dei primissimi tempi e dell’influenza esercitata da David Bowie e New York Dolls: magari non dei grandi musicisti, ma con un look e una presenza scenica dall’impatto decisamente travolgente. Il contesto in cui nascono i Twisted Sister è quello del New Jersey dei primi anni Settanta, con una scena live in fermento in cui la band porta le novità di trucco e vestiti: la caratteristica si accentua con l’ingresso di Dee Snider – proveniente dai Peacock – la cui compagna (poi moglie) Suzanne prepara di persona i costumi da indossare sul palco per tutta la band. Fra le testimonianze dell’epoca, accanto a quelle di fan e promoter, quella di Randy Jackson degli Zebra. I Twisted Sister crescono nel loro New Jersey, in cui diventano sempre più noti con un culmine rappresentato dal tour dell’estate del 1978, fra gente che li idolatra ed altri che li considerano una sorta di scherzo. Dai Dictators arriva al basso Mark “The Animal” Mendoza e la band fa il suo debutto a Manhattan, fino a quel momento snobbata perché i club sono troppo piccoli! In più, c’è il “problema” di una parte dei fan che non hanno ancora l’età per comprare alcolici e quindi entrare nei club ad assistere ai loro concerti. L’esordio newyorchese è al Palladium e va rapidamente sold out senza che la band ancora abbia un contratto discografico. Poi ancora tanti concerti, anche quattro al giorno, e una fanbase sempre più grande, con il desiderio di provare di essere la più grande live band del mondo. Arriva il primo singolo (“Bad Boys Of Rock’n’Roll”) ma la band continua a rimanere ancorata al proprio territorio di caccia: fare concerti nella WestCoast significa notevoli costi di viaggio e andare a spostarsi in un contesto dove i Twisted Sister sono poco noti, meglio quindi continuare a farsi le ossa e mettere da parte risorse “in casa”. Le risorse vengono investite comprando spazi commerciali sulle radio, dove la band inserisce a colpi di un minuto la propria musica. E poi la svolta: in qualche modo riviste specializzate inglesi si accorgono di loro e suggeriscono di andare oltreoceano in cerca di un’etichetta con cui registrare il primo album. I Twisted Sister accettano il consiglio, trovano un accordo con la Secret Records e suonano al festival di Reading, dove “a 10mila persone piaceva la band, e a 30mila no, ma tutti avevano del cibo da tirare…” Fregature prese dai promoter li portano sul punto di lasciare, tornano negli Stati Uniti ma sentono che l’unico modo per continuare è tornare in Inghilterra…e ce la fanno: appaiono nello show televisivo “The Tube” con una performance di grande personalità, graziata dalla comparsa di Lemmy e Brian
Robertson, nel frattempo diventati amici della band. Il resto è storia: la registrazione di “Under Blade”, una carriera di tutto rispetto, un successo commerciale che è anche una sorta di vendetta nel nome dei fan che per primi avevano creduto in loro.

Visivamente molto asciutto (buona parte del materiale è costituito da interviste a camera fissa), “We Are Twisted F***ing Sister!” è invece ricco di informazioni ed aneddoti: non è, infatti, solo la storia di una band, ma di un modo di fare musica, di un mondo e di un contesto che non ci sono più.

twisted fing sister poster official

Voto recensore
7,5
Etichetta: Monoduo Films

Anno: 2016


Sito Web: http://www.twistedsister.com/

giovanni.barbo

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Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

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