Turbonegro – Recensione: RockNRoll Machine

Sono passati più di cinque anni da “Sexual Harassment” e di sicuro si era creato un certo hype attorno alla nuova fatica degli sfrontati Turbonegro. I nostri adorabili zoticoni tornano in pista con il nuovo “RockNRoll Machine”, un album dal titolo programmatico che la dice lunga su ciò che possiamo aspettarci. Poche ciance, qui c’è del puro e semplice rock sporcato di punk fatto di melodie accattivanti e refrain irresistibili.

Niente niente la band infila undici potenziali singoli e, con buonapace degli amanti della musica complessa, ci catapultano nel loro mondo di perversione e divertimento sfrenato grazie a canzoni tanto semplici quanto efficaci che arrivano subito al dunque. Certo, niente più di ciò che il gruppo ha sempre fatto maledettamente bene. E “Rock’n’roll Machine”, che arriva esattamente vent’anni dopo il seminale “Apocalypse Dudes” ed è dedicato alla memoria del compianto Malcom Young, non poteva che seguire la tendenza.

I primi tre brani formano una, per così dire, “suite”. Subito sugli scudi i synth dal sapore wave del bravo Haakon-Marius, innesto recente davvero indovinato e i riffoni ficcanti di Euroboy, mattatore del platter che naturalmente si prodigherà anche in gustosi assoli. La voce gigiona di Tony Sylvester conferma il vocalist come ottimamente integrato nell’organico.

Il disco scorre in maniera piacevole e senza cedimenti, di inventiva non ce n’è ma ci si diverte tanto e va benissimo così. I nostri alternano furbescamente canzoni catchy come “Hurry Up & Die”, che diventerà presto un inno per i live della band e “Hot For Nietzsche”, un brno composto un paio di anni fa e già noto ai fans che si adatta al contesto alla perfezione grazie alla sua sfacciataggine.

Melodie orecchiabili e refrain canterini sono una costante, li troviamo anche negli episodi più veloci e dall’animo punk come “Well Hello” e “On The Rag”, addirittura in un pezzo lento e puntellato da synth dal sapore dark come “Let The Punishment Fit The Behind” (un titolo che è tutto un programma!).

Sarcastici, irresistibili e politicamente scorretti come piace a noi, i Turbonegro tornano dai loro fans con un album che non li deluderà affatto.

Voto recensore
7
Etichetta: Burger Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. The Rock And Roll Machine Suite Part I: Chrome Ozone Creation 02. The Rock And Roll Machine Suite Part II: Well Hello 03. The Rock And Roll Machine Suite Part III: RockNRoll Machine 04. Hurry Up & Die 05. Fist City 06. Skinhead Rock & Roll 07. Hot For Nietzsche 08. On the Rag 09. Let the Punishment Fit the Behind 10. John Carpenter Powder Ballad 11. Special Education
Sito Web: www.turbonegro.com

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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