Kink – Recensione: Tsunami

Esordio sulla lunga distanza per i Kink. I quattro italiani mostrano una netta predilezione per le sonorità nu metal d’oltreoceano, con particolare occhio di riguardo ai Korn (per il groove e la pesantezza dei riff), ma con una maggior attenzione alla melodia (che ogni tanto sconfina in territori emo) ed all’utilizzo dell’elettronica (sempre presente). Altri paragoni possibili per dare un’idea del sound dei Kink possono essere Engine, Linkin Park e Lostprophets, le cui influenze fanno capolino qua e là all’interno dei quattordici brani di ‘Tsunami’. Nel complesso, l’album di debutto dei Kink risulta immediato e piacevole all’ascolto, anche se paga gli evidenti difetti della prima prova in studio. Gli arrangiamenti di alcuni brani hanno sicuramente una marcia in più (‘Words And Vibes’, ‘High And Dry’ o ‘Today’), le linee vocali si presentano come le più ispirate, mentre la qualità del riffing e la struttura base dei brani perdono a più riprese la brillantezza necessaria per emergere dal livello standard cui siamo abituati da tempo. Saranno le prossime release della band a sancire le sue potenzialità, determinando l’effettivo valore dei Kink. Per ora, partenza timida e controllata.

Voto recensore
6
Etichetta: Risingworks / Self

Anno: 2004

Tracklist: 01. Too Deep
02. Words And Vibes
03. Spray (Version 2)
04. High And Dry
05. Wind Mills
06. Gone
07. Yoga
08. Today
09. My Case
10. Overtaken
11. Through Me Out
12. Spin Me Around
13. Nothing Is Real
14. Once

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