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Trivium – Recensione: The Sin And The Sentence

Nella vita di ogni band ci sono fasi in cui l’uscire da schemi ben precisi diventa una necessità imprescindibile per la continuazione del progetto. Nel corso della storia recente innumerevoli sono le improvvise virate verso lidi inediti che, sovente, lasciano sgomenti i fan più incalliti. Eppure, dopo un peregrinare lungo e tortuoso, il ritorno all’ovile diventa, presto o tardi, inevitabile e può restituire ai gruppi ispirazione e nuova linfa. Oltre al caso eclatante dei Metallica, pensiamo anche alla storia dei Paradise Lost o dei Dark Tranquillity.

I Trivium non sono stati da meno e, dopo un roboante inizio culminato con la pubblicazione di “The Crusade”, hanno trasformato il proprio sound, virando verso sonorità più morbide e smaccatamente Heavy Metal lasciandosi alle spalle il Thrash Metal devastante degli esordi. Se già nel precedente “Silence In The Snow” il cantante/chitarrista Matt Heafy, Corey Beaulieu (chitarra) e Paolo Gregoletto (basso) avevano lasciato intravedere un ritorno alle origini, con la pubblicazione di “The Sin And The Sentence” – sempre sotto l’ala protettrice di Roadrunner Records – la sensazione di un back to the roots è vivida e forte.

Ma ridurre questo nuovo full-lenght a una semplice “operazione nostalgia” sarebbe riduttivo e ingiusto per i Trivium che invece spazzano via ogni dubbio e confermano, qualora ci fosse ancora qualche dubbio, che sette album in studio e una carriera lunga 18 anni sono frutto di lavoro e soprattutto di bravura. Riserviamo, dunque, il giusto merito a brani potenti ed esaltanti come “Beyond Oblivion”, “Betrayer” o la conclusiva  “Throw Into The Fire”, in cui, oltre al growl di Heafy, ritorna un’aggressività e un’immediatezza troppo spesso annacquata nelle prove recenti.

Trovano spazio tracce dal groove cattivo – “The Wretchedness Inside”, “Sever The Hand”, “The Revanchist” – ed episodi più “orecchiabili” come la title track e “The Heart From Your Hate”, più sofferti come “Other Worlds“, in un gioco di equilibri tra le nuove soluzioni sonore e quelle delle origini. Ma anche nel caso delle ultime canzoni citate – alle quali aggiungiamo anche “Endless Night” e “Beaty In The Sorrow” (gli episodi più deboli del disco) – ci troviamo di fronte a brani discreti, piacevoli, suonati in maniera impeccabile e, comunque, ispirati. La melodia rappresenta un fil rouge che lega indissolubilmente le singole composizioni, caratterizzando in particolar modo ritornelli, incisi e assoli.

Eterogeneo e devastante, “The Sin And The Sentence” restituisce in quest’autunno del 2017 una band convinta dei propri mezzi che, pur attingendo dal proprio passato, non rinnega quanto fatto negli ultimi anni. Il processo di maturazione ha condotto i Trivium a questa pubblicazione che allontana definitivamente gli spauracchi di similitudine e paragoni – spesso ingombranti – che hanno rappresentato una zavorra enorme per il gruppo. A maturità acquisita la fiamma si è riaccesa, l’ispirazione è tornata a pulsare forte e il risultato sono queste undici solide tracce di Heavy Metal.

trivium-the-sin-and-the-sentence-cover-album-2017

Voto recensore
7
Etichetta: Roadrunner Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. The Sin And The Sentence 02. Beyond Oblivion 03. Other Worlds 04. The Heart From Your Hate 05. Betrayer 06. The Wretchedness Inside 07. Endless Night 08. Sever The Hand 09. Beauty In The Sorrow 10. The Revanchist 11. Thrown Into The Fire
Sito Web: http://www.trivium.org/

Pasquale Gennarelli

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"L'arte per amore dell'arte". La passione che brucia dentro il suo cuore ad animare la vita di questo fumetallaro. Come un moderno Ulisse è curioso e temerario, si muove tra le varie forme di comunicazione e non sfugge al confronto. Scrive di Metal, di Fumetto, di Arte, Cinema e Videogame. Ah, è inutile che la cerchiate, la Kryptonite non ha alcun effetto su di lui.

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