Grand Magus – Recensione: Triumph And Power

Non si sono mai fatti troppi problemi a cambiar pelle i Grand Magus, fin dagli inizi ogni disco ha rappresentato una tappa evolutiva di un certo peso che ha progressivamente spostato il tiro del gruppo dall’heavy di stampo oscuro e doom oriented al più solare hard rock epico e melodico di “The Hunt”. Ora, con questo “Triumph And Power”, per la prima volta i Grand Magus non si smuovono dalla formula collaudata e semmai rimettono mano, filtrandolo in chiave hard rock, al melodic metal dal timbro epico che li aveva fatti amare da molti con “Hammer Of The North”.

Non ci sono possibilità di sbagliarsi: ancora una volta accompagnati in fase di produzione dall’ormai fidato Nico Elgstrand i tre musicisti svedesi infilano una serie di brani dalla struttura semplice ed immediatamente memorizzabile come “Steel Versus Steel” (che ha un riff accostabile addirittura a certi Dokken) o le Manowariane “Triumph And Power” e “On Hooves Of Gold” (qui il fantasma di “Into Glory Ride” è più che visibile). Qualche accenno di riff doom rimane, come all’inizio di “Fight”, ma si tratta esclusivamente di piccole reprise di reminiscenze simil-Candlemass che servono più a spezzare la tensione e trascinare il feeling epico che a rimarcare un’oscurità che ormai pare del tutto irrintracciabile tra le note prodotte dalla band.

In generale ci pare però mancare un po’ di grinta e qualche brano più aggressivo lo avremmo apprezzato; mentre se escludiamo la più metallona “Dominator”, che mostra almeno un riff più serrato e qualche momento di moderata velocità, il resto si assesta più o meno su un format del tutto simile che riesce si ancora a piazzare qualche buona intuizione come il coro iniziale e il riff puramente hard di “Holmgång”, ma nel complesso comunica un’omogeneità eccessiva, soprattutto alla luce della estrema facilità di ascolto di cui i brani sono dotati.

Insomma, se pur bravi i Grand Magus così presentati rischiano alla lunga di annoiare un tantino, troppo presi ad inseguire il ritornello e l’armonia per ricordarsi di pestare duro come sarebbe lecito attendersi da una band come loro.

Il pregio concreto dei Grand Magus rimane però quello di tirar fuori dalla miscela di elementi non certo di prima invenzione uno stile tutto sommato personale, facilmente riconoscibile nelle vocals ieratiche ed evocative del singer/chitarrista JB Christoffersson. Non siamo sicuri che questo basti a confezionare un capolavoro e forse nemmeno più un disco davvero avvincente come lo erano stati il citato “Hammer Of The North” o il più crudo “Iron Will”, ma di certo gli amanti del metal melodico non resteranno delusi.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2014

Tracklist:

01. On Hooves Of Gold
02. Steel Versus Steel
03. Fight
04. Triumph And Power
05. Dominator
06. Arv
07. Holmgång
08. The Naked And The Dead
09. Ymer
10. The Hammer Will Bite


Sito Web: http://www.grandmagus.com/

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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