Triptykon – Recensione: Requiem (Live at Roadburn 2019)

“Siamo lieti di presentare ciò che è la conclusione di un progetto iniziato dai Celtic Frost molti anni fa. È il risultato di due anni di lavoro e celebra la fine di un’idea di più di trent’anni fa. Inoltre, è la prima registrazione per il nuovo batterista Hannes Grossmann. È stato un onore poter collaborare con la Metropole Orkest, con il direttore d’orchestra Jukka Iisakkila, la cantante Safa Heragi e tutto il Roadburn festival. Probabilmente non ci sarebbe stato partner migliore per il progetto “Requiem” se non il Roadburn. Questo album è dedicato alla memoria dei nostri cari amici e collaboratori defunti Martin Eric Ain e HR Giger

 Le parole molto eloquenti di Tom Gabriel Warrior ci fanno certamente comprendere l’importanza e l’entità artistica del progetto “Requiem”, che segue lui ed i Celtic Frost da più di trent’anni, fin dall’inserimento di “Rex Irae/Requiem” nel capolavoro del 1987 “Into The Pandemonium”, che doveva essere la prima di tre parti di un’opera che voleva fondere musica classica ed heavy metal, nello stile unico ed originalissimo della band svizzera. L’ultimo disco dei Celtic Frost, “Monotheist” del 2016, contiene il frammento “Winter”, la terza parte di un lavoro ancora non finito, mancante quindi del corpo centrale.

 

Successivamente, i Triptykon hanno proseguito il cammino artistico della seminale band svizzera, di cui sono una naturale prosecuzione ed evoluzione. I lavori per il requiem sono quindi proseguiti, con la scrittura della suite centrale “Grave Eternal”, il coinvolgimento, nel 2018 del Roadburn Festival, e l’apporto decisivo della Dutch Metropole Orchestra.

 

“Requiem”, infatti aveva bisogno di essere rappresentato su un palcoscenico adatto sia a contenere questa folle idea, di opera scritta appositamente per band metal ed orchestra, le cui sonorità dolenti potessero essere rese al meglio e ben comprese da un pubblico adeguato, vista la grande complessità della partitura musicale. Oltre poi ai Triptykon, capitanati dalla chitarra dissonante di Warrior e dalla sua voce magnetica e mesmerica, per l’esibizione al Roadburn Festival del 2019, si andava ad aggiungere l’apporto della voce femminile di Safa Heraghi, che si sposa sia tecnicamente che scenicamente alla perfezione con l’atmosfera di questa rappresentazione oscura e, in un certo modo, liturgica.

 

E’ veramente difficile descrivere ciò che si sente e si vede in questa unica performance, costruita e ponderata in più di trenta anni di storia e musica. Risulta completamente evidente il fatto di trovarsi di fronte ad un evento di altissimo spessore artistico, che non può essere rinchiuso in un solo genere e stile. E’ l’apice di una vita musicale, quella di Tom Gabriel Warrior, dei Celtic Frost, del suo più stretto collaboratore, Martin Ain e dell’ispirazione visiva magnifica ed insieme terribile di HR Giger. Tutti questi elementi si inseguono durante l’ascolto di questo capolavoro oscuro e senza tempo, che riesce a graffiare sia il cuore che la nostra anima.

Etichetta: Century Media

Anno: 2020

Tracklist: 1. Rex Irae (Requiem, Chapter One: Overture) 2. Grave Eternal (Requiem, Chapter Two: Transition) 3. Winter (Requiem, Chapter Three: Finale)
Sito Web: https://www.triptykon.net/

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