Tribulation – Recensione: Where The Gloom Becomes Sound

Immaginate di essere a metà anni ’90, senza internet e con la sola carta stampata, oltre a qualche programma specifico, tipo “Headbangers Ball” di MTV, che vi aiuta nella scoperta di nuovi artisti che possano provocarvi emozioni in musica. Ecco, ora pensate di stupirvi di fronte alle parole lette o al video in anteprima suggerito in quella puntata o numero di rivista. In questo caso si chiama “In Remebrance” ed è proposto da tali Tribulation, una band svedese che seguite da un po’, ma che per mille vicissitudini non ha ancora fatto il salto di notorietà che vi sareste aspettati dopo i dischi pubblicati fino a quel momento. Voi correte subito dal vostro negozio di fiducia per accaparrarvi una copia di “Where the Gloom Becomes Sound“, perchè in quella canzone ci sentite ciò che amate in quel periodo, quindi dosi dei Moonspell di “Irreligious” shakerate con altre dei Tiamat di “Wildhoney”, due dischi che praticamente avete consumato a forza di ascolti, capolavori assoluti di quel gothic metal che proprio in quegli anni stava prendendo il sopravvento nel mercato metal mondiale.

Arrivate a casa, inserite il disco nel vostro impianto, cliccate play e parte proprio la succitata “In Remembrance“, con il suo iniziale organo da colonna sonora horror che anticipa un ritmo tribale ossessivo, motore trainante al growl mefistofelico di Johannes Andersson. La canzone vi emoziona come non mai, con un ritornello mai così riuscito e le “sfide” alla sei corde di Adam Zaars e dell’ultimo arrivato Joseph Tholl che vi lasciano a bocca aperta. Ovviamente decidete di proseguire e arrivate a “Hour Of The Wolf“, con quel riff che sa di anni ’70 e vi trascina in un brano solo apparentemente semplice, ma efficacissimo.

Ora è il turno di “Leviathans” e vi trovate a immaginare di aver già ascoltato qualcosa di simile, ma è un qualcosa che non è ancora uscito, quindi vi pare strano… forse è stato un sogno, un sogno particolare, che nella miscela di ricordi vi ha lasciato il nome di tale Tobias Forge.

Proseguite con “Dirge Of A Dying Soul” e continuate con il vostro personale “viaggio” mistico, dove echi di Sentenced e Tiamat continuano ad affiorare nella vostra mente, confusa e felice. “Lethe” è un intramezzo che non vi aspettate, solo pianoforte per oltre 2 minuti, ma che vi seduce e ammalia. Arriva “Daughter Of The Djinn” e subito ritorna in voi quel ricordo, sempre quel nome che vi rimbalza in testa e che si incrocia con “Fantasma”, ma non riuscite a comprendere il nesso tra una canzone che state ascoltando, ai suoi richiami prog, tecnicamente ineccepibile, e quei due nomi. Ora sta a “Elementals“, che parte con un riff accostabile persino ai più ammiccanti The 69 Eyes, ma la canzone procede spedita in pochi minuti e si giunge in fretta a “Inanna“, al suo doom metal primordiale, figlio diretto di una scena che continua a crearvi emozioni uniche. Con “Funeral Pyre” succede ciò che non vi sareste mai aspettati; parte con un riff degno dei migliori Judas Priest per poi giungere nel paradiso metal, una canzone che difficilmente scorderete. Il viaggio si conclude con “The Wilderness“, epica e suggestiva, ma che conferma ancora di più le capacità tecniche sbalorditive di una band che vi sta impressionando. Terminata questa escursione in ambienti tetri e misteriosi, non vi resta che ripeterla, perchè magari con il susseguirsi delle note sprigionate da questo bellissimo lavoro, riuscirete a svelare il mistero dei vostri “sogni” (o forse sarebbe meglio chiamarli incubi).

Etichetta: Century Media Records

Anno: 2021

Tracklist: 01. In Remembrance 02. Hour of the Wolf 03. Leviathans 04. Dirge of a Dying Soul 05. Lethe 06. Daughter of the Djinn 07. Elementals 08. Inanna 09. Funeral Pyre 10. The Wilderness
Sito Web: https://www.facebook.com/TribulationSweden

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