Tres Cabrones

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Tres Cabrones

The Melvins

Track Listing

01. Dr. Mule
02. City Dump
03. American Cow
04. Tie My Pecker To A Tree
05. Dogs And Cattle Prods
06. Psychodelic Haze
07. 99 Bottles Of Beer
08. I Told You I Was Crazy
09. Stump Farmer
10. You're In The Army Now
11. Walter's Lips
12. Stick 'Em Up Bitch

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Diciannovesimo album in studio per King Buzzo e Dale Crover, che lascia il suo abituale posto dietro le pelli a Mike Dillard (primo batterista della band nel biennio ’83-’84), per ricoprire il ruolo di bassista.

Sono tornati, dunque, i Melvins, band che propriamente metal non è, ma neanche grunge (come sono stati classificati a partire dagli anni ‘90). Quel che sono i Melvins è un combo di rock tosto e alternativo (leggasi: “fanno un po’ quel cazzo che gli pare”). La dimostrazione di ciò la si trova sul campo. Infatti, da sempre, gli album del power trio dello stato di Washington sono alquanto inclassificabili e vari, non seguendo stilemi tracciati da nessun altro (forse solo un po’ quelli dei Black Sabbath, almeno all’inizio e Black Flag).

Echi di questi ultimi, in effetti, si sentono parecchio in alcune tracce, che, effettivamente, sono tratte dal passato più remoto della band. Diverse tracce erano già apparse in vinile, nel primo Ep dei Melvins (datato 1983), mentre altre su vari split single e compilation.

Ma, ad ogni modo, anche questo “Tres Cabrones” ci presenta un gruppo che macina riff lentissimi, con l’aggiunta di dissonanze e mini assoli, su ritmiche matematiche e massicce. Inoltre, la band si diverte a reinterpretare ben tre brani tradizionali (“Tie My Pecker To A Tree”, “You’re In The Army Now” e “99 Bottles Of Beer”) giusto per smorzare la tensione, fatta di fuzz, che emerge dal resto delle tracce qui contenute.

Sempre di rock si tratta, ma alla loro maniera, senza compromessi (anche se forse “Tres Cabrones” contiene più melodia del solito) e con un gusto davvero indiscutibile. Buzzo e soci sono a loro agio, in ogni momento, sia che si tratti di composizioni lunghissime (“Dogs And Cattle Prods”), che più snelle e accessibili (“Stump Farmer”).

Tutto l’album, però, si muove sugli stessi binari, di un alternative parecchio lento, che strizza l’occhio allo stoner così come alla psichedelia e alla sperimentazione più pura. Libertà nei suoni e tanta, ma tanta “inquietudine rilassata” pervadono le dieci tracce di “Tres Cabrones” (titolo autoreferenziale?), rendendolo un album sicuramente maturo, consapevole e notevolmente piacevole da ascoltare.

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