Tremonti – Recensione: A Dying Machine

Nuovo album per Mark Tremonti, in “libera uscita” da casa Alter Bridge per rilanciare il quarto album del suo progetto solista. Questa volta però il nostro con “A Dying Machine” spinge sull’acceleratore, e gioca la carta del concept album. Un concept album ispirato ad una storia fantascientifica ideata dallo stesso Tremonti che ha luogo al volgere del prossimo secolo, quando gli umani dovranno imparare a coesistere con dei replicanti chiamativessels“.

Memore della buona prestazione al Firenze Rocks, mi sono approcciato piuttosto fiducioso al nuovo capitolo del progetto solista del chitarrista (e come sempre anche cantante) di Detroit e le intuizioni si sono dimostrate rispettate sin dal piglio battagliero di “Bringer Of War”. Tesa, drammatica nella costruzione del bridge e profondamente melodica nel chorus.

Ottima la title track, anticipata dalla melodica “From The Sky”, che disegna bene la miscela pensata per questo “Dying Machine”: potenza, velocità e melodia. La canzone funziona, e lo ha dimostrato anche dal vivo in quel della Visarno Arena.

Qualche influenza del passato “post-grunge” del nostro griffato Creed, con le melodie malinconiche di “Trust” che ben si incastrano nel cervello dell’ascoltatore. Il tiro però torna ad essere aggressivo ed incalzante quando scatta brutale il riff di “Throw Them To Lions”. Piglio decisamente old school, quasi ai confini del thrash.

Il disco non cede, cresce di intensità con “Make It Hurt” e poi spezza la tensione con l’intensa “The First The Last”, inizio austico e Tremonti ispiratissimo in una rock song a tutti gli effetti. Una bella sorpresa, che non suona stonata nel mare di riff suonati dal nostro. Personalmente una della canzoni più positive di “A Dying Machine”.

Un piccolissimo momento di pausa, perché poi Tremonti & Co. piazzano una doppietta metal a tutti gli effetti: la cadenzata e drammatica “A Lot Like Sin” (con un chorus decisamente Alter Bridge) e la frustata thrash “The Day When Legions Burned”. Si arriva poi alla canzone più intensa (probabilmente la più bella per chi scrive) del quarto lavoro solista: “As The Silence Becomes Me”. Una song carica di pathos, per una power ballad intensa e drammatica anche per quanto riguarda la scrittura della partitura musicale.

Siamo quasi alla fine, ed ecco “Take You With Me”, altro pezzo di bravura del chitarrista che costruisce un brano ricco di influenze rock (Avete presente “My Hero” dei Foo Fighters? Ecco…quasi ci siamo) incastrato dannatamente bene nell’economia del disco.

Battute finali: a conludere quasi ufficialmente il disco la “semi-ballad” “Desolation”, che piace per il fatto che prosegue nel dualismo buio/luce (o uomo/macchina se preferite…) di un capitolo più che positivo.

Soddisfatto quindi? Sì, senza dubbio. Un disco di cuore e “palle” come pochi in questo periodo. Bravo Mark. Ed ora attendiamo il ritorno del “partner in crime” Myles Kennedy con un “certo” Slash….

 

Voto recensore
7
Etichetta: Napalm Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. Bringer Of War 02. From The Sky 03. A Dying Machine 04. Trust 05. Throw Them To The Lions 06. Make It Hurt 07. Traipse 08. The First The Last 09. A Lot Like Sin 10. The Day When Legions Burned 11. As The Silence Becomes Me 12. Take You With Me 13. Desolation 14. Found
Sito Web: https://www.marktremonti.com/

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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