Vnv Nation – Recensione: Transnational

Qualcosa sembra essersi inceppato nell’ingranaggio musicale dei VNV Nation.  Non fraintendeteci, il nuovo album “Transnational” non è assolutamente un brutto disco, si tratta di un platter in cui il trademark della band è riconoscibile al 100%, con quei suoni enfatici, luminosi e le vibrazioni positive. Tuttavia, complice forse il fatto che il nuovo capitolo non faccia altro che ricalcare il precedente “Automatic” o forse la mancanza di un brano davvero ficcante nella sua totalità tanto da essere ricordato, “Transnational” rimane un gradino sotto al suo predecessore. “Generator” è una intro orecchiabile, cinematografica e sorniona come si addice alla band, seguita da “Everything”, episodio delicato e dai beats ragionati ben interpretato dalla morbida voce di Ronan Harris. Proseguendo nell’ascolto noteremo però come i brani più avvincenti siano in qualche modo amalgamati ad altri che invece lasciano trapelare delle zone d’ombra, gettando qualche macchia sulla scorrevolezza dell’ascolto. Se ad esempio “Lost Horizon” o la romantica “If I Was” convincono con i loro ritmi suadenti, dinamici e di certo funzioneranno molto bene dal vivo, altri brani come i due episodi di “Teleconnect” o la prevedibile “Aeroscope”, generano delle punte di noia proprio perché manca quello slancio emotivo che nel tempo ha identificato i tratti del two-piece. “Transnational” è un album gradevole, si ascolta senza sforzo, contiene alcune tracce ballabili ma non ribadisce l’alto livello qualitativo dell’ensemble.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Anachron Sounds / Audioglobe

Anno: 2013

Tracklist:

01.  Generator

02.  Everything

03.  Primary

04.  Retaliate
05.  Lost Horizon

06.  Teleconnect Pt. 1

07.  If I Was
08.  Aeroscope

09.  Off Screen

10.  Teleconnect Pt. 2


Sito Web: http://www.vnvnation.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Giuseppe

    Confermo, il disco è un po’ piatto, con melodie e liriche spesso prevedibili. E’ la stessa formula di “Automatic” ma con minor qualità. Le prime due tracce lasciano trapelare un bel disco, che però come dite voi si perde quasi subito. Peccato, penso debbano prendersi un po’ di pausa e accumulare nuova voglia di fare musica sperimentando cose nuove, altrimenti decadranno sempre di più.

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