Paradise Lost – Recensione: Tragic Idol

Dopo la celebrazione dei quindici anni di “Draconian Times”, platter universalmente riconosciuto come il punto più alto della carriera dei Paradise Lost, il gruppo inglese prosegue quello che sembra essere un percorso alla riscoperta delle proprie origini con “Tragic Idol”, il tredicesimo studio album. Una copertina dal gusto indubbiamente seventies non fa altro che evidenziare le intenzioni della band, anticipate nelle note biografiche: “Tragic Idol” è un album che guarda molto al doom metal di stampo classico e anche all’heavy a tutto tondo. Un’affermazione che, dopo l’ascolto, appare veritiera e fuga ogni dubbio sul sentiero stilistico dell’ensemble. I brani sono sempre molto eleganti ma quadrati, severi, privi di inutili orpelli e notiamo già dall’opener “Solitary One” come nel disco abbia un peso notevole la chitarra, con un Greg Mackintosh intento a creare degli ottimi assoli, una costante in questo “Tragic Idol”. Il disco non rinuncia certo alla ricerca melodica e la sua cupa essenza nasconde anche una certa orecchiabilità, o meglio, un sentito gusto per il drammatico che solletica la dimensione emozionale dell’ascolto senza cadere nell’enfasi. In questo senso parlano chiaro “Honesty In Death”, “In This We Dwell” e “To The Darkness”, guidate dalla voce di un Nick Holmes che pur non tralasciando il crooning, che sottolinea i momenti più delicati dei brani, predilige una tono gridato e sofferto, evidente maturazione dell’arcigno growl dei tempi che furono. Le maggiori aperture melodiche della titletrack, nel complesso un episodio più fruibile e il lacrimevole commiato “The Glorious End”, mostrano come i Paradise Lost sappiano essere evocativi e presentarsi come una solida realtà che non rinuncia ad elaborare il fantasma del passato in chiave contemporanea. In un simile compito aiuta molto il missaggio di Jens Bogren, che propone un suono pulito mantenendo un alone di “ruvido” sufficiente a risvegliare un senso di antico. Un album che non può mancare nella collazione di chi ama la band e che potrà trovare un posto tra “Shades Of God” e “Icon”.

Voto recensore
8
Etichetta: Century Media / EMI

Anno: 2012

Tracklist:

01. Solitary One
02. Crucify
03. Fear of Impending Hell
04. Honesty in Death
05. Theories from Another World
06. In This We Dwell
07. To the Darkness
08. Tragic Idol
09. Worth Fighting For
10. The Glorious End


Sito Web: www.paradiselost.co.uk

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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  1. science

    draconian times è il migliore, inutile ricercare i tempi migliori con questo album perchè no ne è all’altezza.

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    • Andrea Sacchi

      Indubbiamente non è il nuovo Draconian Times, ma non dico questo nella recensione.
      Sei hai compreso bene il senso delle mie parole mi limito a sottolineare come i PL stiano facendo una sorta di percorso all’indietro e riscoprendo ulteriormente le proprie origini. Di certo Tragic Idol non sarà il disco dell’anno nè la migliore testimonianza del gruppo, ma se lo peschiamo dal marasma delle uscite più o meno derivative degli ultimi tempi, è un buonissimo lavoro fatto di brani granitici e in massima parte azzeccati.
      Punto di vista personale e naturalmente opinabile!

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      • Riccardo Manazza

        Io oggi ho provato a sentirmi di fila “Icon”, “Draconian Times” e “Tragic Idol”… devo dire che tutto sommato quest’ultimo non mi pare così distante dagli album vecchi come qualità. Quindi un 8 ci sta tutto! Concordo con Andrea! ;D

        Reply (in reply to Andrea Sacchi)
  2. andpec

    Bello, ma In Requiem (e chiaramente Draconian Times) sono ancora superiori. Manca la super canzone alla “One second” per intenderci. Comunque l’ho comprato e ora starà per un pò nel mio stereo. Per quest’anno è inferiore solo al fantastico “Requiem for the indifferent” degli Epica!

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  3. Alex

    Per me Icon è il meglio. PUNTO.

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