Autopsy – Recensione: Tourniquets, Hacksaws And Graves

Gli Autopsy sono una di quelle band che ha fatto epoca, ma non per questo vivono di ricordi. Pur essendo tra i fondatori e i più influenti rappresentanti dell’intero movimento death metal americano, riescono ancora oggi a far scattare sulla sedia i fanatici del genere ad ogni nuova produzione.

In particolare, con questo atteso “Tourniquets, Hacksaw…” la band dimostra tutta la propria abilità compositiva e mette sul piatto della bilancia una lucidità invidiabile nel mettere a fuoco certi dettagli stilistici.

Sappiamo tutti infatti che nel bagaglio del gruppo ci sono da sempre rallentamenti dall’effetto asfissiante e il groove più martellante, ma è ormai qualche disco che i nostri hanno imparato ad infilare nei brani macabre melodie dal gusto squisitamente horror (e come potrebbe essere altrimenti), raggiungendo così vette d’espressività mai toccate in precedenza.

Se alcune song, come le brutali “Savagery” e “After the Cutting” o il doom-death di “Forever Hungry” sono si ottime, ma pur sempre inserite in un contesto decisamente familiare, altri momenti, come la lunga e stravagante “The Howling Dead” (qui l’anteprima) o l’altrettanto inquietante “Deep Crimson Dreaming” godono di un impronta melodica personalizzata che rimanda addirittura a dark o psichedelia, con risultati dal fascino palpabile.

Sorprende in positivo anche la straordinaria capacità della band di dare omogeneità all’insieme, senza mai imporre distacchi forzati e mantenendo un’atmosfera variegata ma coerente che rende l’intera opera scorrevole e mai sfilacciata nell’esposizione.

Molta la carne in decomposizione messa a cuocere, eppure ogni tassello appare fondamentale per comporre il mosaico finale e nulla c’è da scartare nella sequenza che da “Savagey” porta alla conclusiva e marcissima “Autopsy”.

“Tourniquets, Hacksaws and Graves” è uno di quei dischi che trascende, almeno per quanto possibile, le banalità di genere e che si pone come nuovo punto di riferimento, facendo degli Autopsy ancora una volta una band unica e dalla creatività personalissima. Eccellente.

Voto recensore
8
Etichetta: Peaceville Records

Anno: 2014

Tracklist:

01. Savagery
02. King Of Flesh Ripped
03. Tourniquets, Hacksaws And Graves
04. The Howling Dead
05. After The Cutting
06. Forever Hungry
07. Teeth Of The Shadow Horde
08. All Shall Bleed
09. Deep Crimson Dreaming
10. Parasitic Eye
11. Burial
12. Autopsy


Sito Web: http://www.autopsydeathmetal.com/

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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