Totalselfhatred – Recensione: Solitude

Si è soliti dire che il terzo album in studio rappresenti una tappa importante per una band, in qualche modo il capitolo che mette in charo i risultati in termini di evoluzione e capacità compositive. Un’affermazione che risponde al vero parlando di questo “Solitude”, appunto terzo lavoro dei finlandesi Totalselfhatred, un nome noto a chi segue i malinconici lidi del depressive black metal, un genere che il four-piece di Helsinki ha saputo plasmare in maniera creativa e personale nei suoi tredici anni di attività.

Certo non si può parlare di novità in senso assoluto, tuttavia pur essendo chiari i riferimenti ad acts come gli Shining o i francesi Nocturnal Depression (ma sono numerosi i rimandi ai padri della malinconia, Katatonia e My Dying Bride, ad esempio), i Totalselfhatred hanno saputo costruire una musicalità fluida e convincente. Appare logico come tutto si basi su di una forte onda emotiva, che potrà essere gradita o meno considerata la sua plumbea aura di dolore, ma di certo non lascerà indifferenti.

Se vogliamo, il nuovo “Solitude” sviluppa in maniera più sensibile delle soluzioni in chiave ambient e shoegaze che ben si adattano al contesto funereo del gruppo, rafforzando ulteriormente l’alone di malinconia e introspezione che si evince dai testi. Il platter è composto da cinque tracce dal minutaggio lungo. L’opener “Solitude MMXIII” mette subito in chiaro come la band combini ad un black metal dal piglio tradizionale ma che poggia su tappeti di riff melodici, delle parti atmosferiche arrendevoli create dagli arpeggi e dalle tastiere, sempre orecchiabili pur mantenendo un mood crepuscolare. Qui interviene lo screaming disperato di Saturnus (anche chitarra e tastiere), ideale compagno di simili atmosfere.

“Cold Numbness” introduce alcune parentesi elettroniche dal flavour ambient ed evidenzia l’ottima tecnica dei nostri, che offrono un brano particolarmente vario, retto dal drumming tellurico di Axu Laasko. Un deciso ritorno alle sonorità squisitamente black in “Hollow”, pezzo più quadrato e veloce, ancora basi elettroniche e un ambient introspettivo nella conclusiva “Nyctophilia”, una canzone dai ritmi diluiti e dal maggiore apporto atmosferico, con il fugace passaggio di un violino.

Abili tessitori di emozioni, i Totalselfhatred meritano indubbiamente attenzione dai fruitori di questa nicchia musicale.

Voto recensore
7
Etichetta: Osmose Productions

Anno: 2018

Tracklist: 01. Solitude MMXIII 02. Cold Numbness 03. Hollow 04. Black Infinity 05. Nyctophilia
Sito Web: www.totalselfhatred.net

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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