Tony Martin – Recensione: Thorns

Ci si chiede cosa sia mancato fino ad oggi ad un artista come Tony Martin, per essere equiparato ai grandi cantanti e miti dell’hard rock e dell’heavy metal, e possiamo facilmente rispondere che non sia per le sue qualità vocali. La sua voce, alla fine degli anni ottanta, era assolutamente superba, capace di emulare il Ronnie James Dio più epico, ma anche di attraversare lidi più rockeggianti e melodici. E’ probabilmente mancata un po’ di presenza scenica in più, unita ad una personalità più da gregario che da protagonista assoluto.

Parole dure ma che sono confermate dalla sua carriera solista, dato che la prima testimonianza a suo nome è datata 1992, grazie all’ottimo AOR “contaminato” di “Right Back Where I Belong”, seguito dal più roccioso  “Scream” del 2005, e ora arriviamo ad un terzo sigillo, a cui il cantante inglese stava lavorando da anni, dal titolo evocativo di “Thorns”.

Martin rinuncia a chiamare a sé nomi altisonanti, ma comunque siamo in presenza di una backing band di tutto rispetto, formata da Danny Needham (Venom) alla batteria, Magnus Rosen (Hammerfall) e Greg Smith (Alice Cooper, Rainbow, Dario Mollo) al basso, e soprattutto dall’americano Scott McClellan alla chitarra. Quest’ultimo è una scoperta di Tony, essendo sconosciuto ai più, ma è stato scelto per comporre i riffs e le musiche di “Thorns”, e quindi di disegnare gli opportuni “abiti musicali”, direttamente plasmati sul timbro versatile del singer britannico. E Scott offre una buona base di talento, senza strafare ma cercando di far brillare le doti canore del suo mentore.

Infatti, la caratteristica delle undici tracce del disco, è quella di essere sempre sorprendente e decisamente eterogenea, smentendo l’idea che aveva dato il primo “metallissimo” singolo “As The World Burns”, pezzo veloce, sulfureo e decisamente estremo, anche rispetto al passato del musicista. Un feeling magnetico e oscuro pervade tutto l’album, ma in senso anche molto giocoso e versatile, offrendo anche tracce sempre tese, ma costruire su di un tessuto quasi acustico, come “Crying Wolf” e soprattutto la maliziosa e zeppeliniana “This Is Your Damnation”. Il sabba nero viene certamente evocato più volte, spiccando alla grande in una doomeggiante “Black Widow Angel”, assolutamente degna del repertorio degli Heaven & Hell. La perla definitiva è la cadenzata “Book Of Shadows”, resa ancora più suggestiva da un susseguirsi di cori gotici che riporta a gemme come “Jerusalem”, ed in generale, ad una versione più progressive del capolavoro “Tyr”.

Non si grida al miracolo con “Thorns”, ma abbiamo tra le mani un platter di spessore, appassionante e che si ascolta che è un piacere. Merito anche di una voce che si mantiene miracolosamente integra e fiera, senza trucchi ed inganni. Un bel modo per cominciare il 2022, un lavoro che lascia il segno. Bentornato Tony Martin!

Etichetta: Dark Star Records / Battlegod Productions

Anno: 2022

Tracklist: 01. As The World Burns 02. Black Widow Angel 03. Book Of Shadows 04. Crying Wolf 05. Damned By You 06. No Shame At All 07. No Where To Fly 08. Passion Killer 09. Run Like The Devil 10. This Is Your Damnation 11. Thorns
Sito Web: https://www.facebook.com/profile.php?id=100044296096726

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