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Crying Steel – Recensione: Time Stands Steel

“Time Stands Steel” è il primo album da studio dei Crying Steel con la ‘nuova’ line up che comprende Stefano Palmonari dietro al microfono e Massimiliano Magagni (vecchia conoscenza dell’HM italiano già al servizio dei Midway negli 80s) alla chitarra.

Parliamoci chiaro, non era compito facile sostituire due icone come Luca Bonzagni e Alberto Simonini ma i due musicisti chiamati a raccogliere la pesante eredità hanno dimostrato, sia nei concerti live di ‘rodaggio’ sia in questo ulteriore sigillo discografico, di essere degni sostituti.

La band bolognese, ormai affiatata e compatta, continua a forgiare un Heavy Metal sound inossidabile e incontaminato in perfetta linea con gli anni ’80 (ispirato a Saxon e Judas Priest tanto per citare qualche nome)  avvalorato da un’ottima produzione.

Il nuovo assalto non lascia tregua e si protrae diretto e senza fronzoli per tutta la sua durata: le asce di Nipoti/Magagni e la sezione ritmica capitanata dal duo Franchini/Ferri garantiscono devastazione totale. Il singer ricalca le gesta del suo predecessore intonando screaming vocals priestiane che fanno tremare il cielo.

I cinque metal soldiers, dopo aver affilato le armi, si presentano sul campo di battaglia con “Defender”, un colpo veloce e potente in pieno stile teutonico che celebra la totale devozione all’acciaio.

La successiva “Shutdown”, plasmata con chitarre taglienti e arricchita da cori battaglieri, ricorda i Malice di “License to Kill” mentre “Rockin’ Train” è paragonabile ad un treno impazzito che viaggia su binari infuocati. Si continua alla grande con “Heavens of Rock”, altra rasoiata (strizza l’occhio all’Us Metal dei bei tempi) che prelude l’autocelebrativa “Crying Steel”, inno di una band che, battaglia dopo battaglia, è più che mai determinata a dettar legge all’interno della scena tricolore. L’ottava traccia “Starline” richiama vagamente i Megadeth di “Rust in Peace” e, proseguendo ancora, “No Slip”, altra bordata inflessibile, demolisce tutto con Luca Ferri che si dimostra una macchina da guerra instancabile.

Chiude “Beverly Kills”, una delle canzoni più riuscite del lotto rinforzata con dei ritornelli epici ed abbellita da un guitar solo fantastico.

Questo nuovo platter dei defenders bolognesi è indubbiamente un buon lavoro realizzato con professionalità ed esperienza tuttavia non si raggiungono le vette emozionali da pelle d’oca del monster album “On the Prowl” (come neanche sul precedente “The Steel is Back”, ad onor del vero): il songwriting alla lunga si rivela sin troppo insistito nel ‘fast and furious style’ infatti mancano qua e là episodi ad ampio respiro come “Alone Again” e “Shining” che avrebbero reso la tracklist più varia e bilanciata.

In ogni caso, “Time Stands Steel” sazierà senza dubbio la sete di metallo di tutti gli estimatori del genere.

Il metallo urla ancora! 

Voto recensore
7,5
Etichetta: My Graveyard Productions

Anno: 2013

Tracklist:

01. Defender

02. Shutdown

03. Looking @

04. Rockin' Train

05. Heavens Of Rock

06. Crying Steel

07. Metal Way

08. Starline

09. Riding

10. No Slip

11. Black Eve

12. Beverly Kills


Sito Web: http://www.cryingsteel.com/

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