Exawatt – Recensione: Time Frames

Sette delle dieci tracce proposte in questo debut album erano già pronte nel 2002, divise tra i due demo ‘Promo 2001’ e ‘2k2’. Sono passati quattro anni durante i quali i cinque perugini hanno avuto la possibilità di suonare come support act per numerose band nostrane della scena prog-power, quali Labyrinth, Vision Divine, Secret Sphere e anche per una delle band leader della scena prog metal: i Pain Of Salvation. Tanta gavetta ed esperienza ha finalmente richiamato la label francesce Deadsun Records che ha dato alla luce ‘Time Frames’.

Il materiale cui ci troviamo al cospetto è indubbiamente ricollegabile a tutto il filone progressive (e prog-power) fortemente influenzato dai Dream Theater. Fin dall’opener ‘Power Of Fate’ (uno dei pezzi migliori del platter) la band di Luca Benni mostra a chiare lettere il proprio amore per pompose orchestrazioni ed atmosfere (alla maniera dei recenti Kamelot). Sulla questa base vengono poi via via innestati assoli (chitarre e keyboards) e un vario, forse eccessivo numero di virtuosismi. La canzone in questione, che per altro ripropone al suo interno il famoso tema musicale dell’omonima ‘La Forza Del Destino’ di Giuseppe Verdi, si fregia poi dell’apparizione del soprano Daniela Lojarro, il tutto per un mix di trionfalismo quasi esasperato. Grandissimo pezzo invero, peccato solo per qualche eccesso manieristico che seppur pertinente, a tratti spezza il piacevole incantesimo. A rompere le catene magiche ci pensano comunque gli stessi Exawatt lungo il corso dell’opera, infarcendola di episodi sempre troppo impersonali, alimentando così i dubbi di chi li voglia vedere solo come aspiranti imitatori dei grandi nomi (Dream Theater, Vanden Plas, Symphony X e via discorrendo). Nonostante le scarse connotazioni di originalità, è l’ambito del progressive puro e limpido quello dove i nostri si mostrano davvero efficaci, capaci di grandi esecuzioni e di un songwriting seppur non genuino, sempre piacevole all’ascolto. Molto meno bene va quando il terreno calpestato è quello power metal (anche questo fin troppo neoclassicheggiante), cosa che per fortuna accade sporadicamente. La produzione poi è tutta da valutare; chitarre e tastiere brillanti e pungenti in ogni occasione (scelta che non sempre produce una resa ottimale) in contrasto con la sezione ritmica misteriosamente abbandonata ad un ingrato ruolo oscuro. La batteria in particolare pare spenta e lontana e la resa globale lascia qualche dubbio.

Se siete a caccia di assoli barocchi o di virtuosismi leziosi avrete un’ampia scelta tra le tracce proposte in scaletta. Potreste tranquillamente pescare a caso, ma una ‘Heretic’ saprà saziarvi, almeno così riteniamo.

Se, cosa che ci auguriamo, siete in cerca di buona musica, di emozioni e di passione allora andate a bussare a colpo sicuro alla porta ingioiellata di ‘Power Of Fate’ o della delicata ‘Synapse’, episodio in cui alla voce di Benni si aggiunge quella femminile di Michela Pannacci. Da segnalare infine la cover di ‘Odissea Veneziana’, pezzo degli anni Ottanta dei Rondò Veneziano, episodio gradevole ma che contribuisce a non conferire al combo un’identità. For progsters only!

Voto recensore
6
Etichetta: Deadsun Records / BTF

Anno: 2006

Tracklist: 01. Power Of Fate
02. Heretic
03. As The Sun Sets Down
04. On The Wings
05. Odissea Veneziana
06. Dungeon Dance
07. Out Of Me
08. Synapse
09. My Silver Tears
10. Sigh In Time

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